lunedì, 20 novembre 2017

Tumore al cervello causato dall’uso del cellulare, il Tribunale di Ivrea condanna l’Inail

L’effetto cancerogeno delle onde elettromagnetiche del telefonino era già stato riconosciuto sin dal 2011 dalla Iarc che aveva inserito questo dispositivo nella categoria 2b

21 aprile 2017 | La Sentinella | Reply More

Un momento della conferenza stampa tenuta da Roberto Romeo (terzo da sinistra) e i suoi avvocati

Inail condannata a pagare la rendita perpetua in favore di Roberto Romeo un dipendente Telecom ammalatosi di cancro al cervello perché costretto dal lavoro ad un uso eccessivo del cellulare.

E’ quanto sancito da una sentenza del tribunale di Ivrea che ha riconosciuto il legame causale tra un tumore al cervello e l’uso di un telefonino.

Il verdetto è stato emesso dal giudice Luca Fadda l’11 aprile.

L’effetto cancerogeno delle onde elettromagnetiche del telefonino era già stato riconosciuto sin dal 2011 dalla Iarc che aveva inserito questo dispositivo nella categoria 2b.

“Il fatto che nel 2017 i tribunali italiani riconoscano già in primo grado la causa oncogena insita nei campi elettromagnetici generati dal cellulare è il segno del continuo avanzamento delle conoscenze scientifiche” spiega l’avvocato Stefano Bertone difensore di Romeo. 

Una sentenza che serva da monito è invece l’auspicio del diretto interessato.

“Non voglio demonizzare l’uso del telefono cellulare ma per evitare quello che mi è successo bisogna saperlo utilizzare in modo corretto.

All’inizio pensavo di essermi preso un’infezione all’orecchio ma poi ho capito che la cosa era bene più grave – spiega  Romeo che era obbligato a usare il telefono cellulare al lavoro in quanto non si trovava in ufficio, ma era spesso in giro: “Per 15 anni ho fatto innumerevoli telefonate anche di venti e trenta minuti, a casa, in macchina. Poi ho iniziato ad avere la continua sensazione di orecchie tappate, di disturbi all’udito. E nel 2010 mi è stato diagnosticato il tumore. Ora non sento più nulla dall’orecchio destro perché mi è stato asportato il nervo acustico”. Una vicenda che ricorda quella di Innocente Marcolini, dirigente d’azienda bresciano che solo dopo una lunga battaglia giudiziaria era riuscito a ottenere giustizia in Cassazione.

Fondamentale ai fini della risoluzione della controversia è risultata essere la consulenza del professore Angelo Levis.

“Sulla base dei criteri elencati nel preambolo delle monografie della Iarc, le emissioni a Rf/Mo dei telefoni mobili (cellulari e cordless) dovrebbero essere classificate nel gruppo 1 dei sicuri cancerogeni per l’uomo”. Levis che ha depositato una memoria per conto dello studio Ambrosio e Commodo richiama le conclusioni di numerosi autori, fra cui Lennart Hardell e la sua squadra di collaboratori del dipartimento di oncologia dell’Università di Orebro, in Svezia.

“E’ urgente – scrive Levis – la revisione delle attuali linee guida finalizzata alla fissazione di limiti di esposizione realmente cautelativi. I risultati – osserva – delle indagini epidemiologiche caso-controllo, delle pooled analyses e delle metaanalisi di Hardell e di altri autori, comprese quelle di chi scrive, non lasciano dubbi circa l’esistenza di un rapporto causa-effetto tra esposizione abituale e per lungo tempo ai telefoni mobili (Tm – cellulari e cordless, analogici e digitali) e rischio – almeno raddoppiato e statisticamente significativo al 95% di probabilità – di tumori ipsilaterali alla testa: gliomi cerebrali, meningiomi e neurinomi acustici”.



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