mercoledì, 20 settembre 2017

Telefonia. L’AGCOM dice no alla fatturazione ogni 28 giorni

E' quanto si apprende dalla Delibera n 127/17/Cons, ora le compagnie avranno 90 giorni di tempo per adeguarsi

31 marzo 2017 | La Sentinella | Reply More

“L’unità temporale per la cadenza di rinnovo e fatturazione dei contratti di rete fissa deve essere il mese”. 

E’ questo il verdetto emesso dall’Autorità per la Garanzia nelle Comunicazioni nelll’ambito della Delibera n 127/17/Cons.

La motivazione facilmente intuibile sta nel fatto che solo con una tariffazione mensile “L’utente possa avere la corretta percezione del prezzo offerto da ciascun operatore e la corretta informazione sul costo indicato in bolletta per l’uso dei servizi”.

Le prime compagnie a introdurre la tariffazione ogni 28 giorni sono state Vodafone e Wind, seguite poi anche da TIM e Fastweb che avevano da poco annunciato la decisione di iniziare ad applicare la stessa tariffazione.

Ora lo stop imposto dall’Agcom costringe tutti i gestori a fare un passo indietro. La delibera è già entrata in vigore, ma gli operatori hanno 90 giorni di tempo per adeguare la propria offerta commerciale e tornare alla tariffazione mensile.

Immediata la reazione da parte di Asstel, l’associazione di categoria degli operatori telefonici, che ha giudicato la delibera priva di basi giuridiche.

L’associazione fa sapere che, ai sensi del quadro normativo vigente, Agcom non ha il potere di disciplinare il contenuto dei rapporti contrattuali fra operatori telefonici e clienti, quale ad esempio la durata di rinnovo e dei cicli di fatturazione, ma può soltanto intervenire a tutela della clientela in materia di trasparenza informativa. Insomma il cliente informato può recedere dal contratto.

In realtà le cose, in attesa dell’evolversi delle pronunce successive a seguito dei ricorsi, che pure ci saranno, non stanno proprio come prospettate da Asstel.

Infatti la tariffazione ogni 28 giorni, configura, come ammesso dalla stessa Autorità “Il venir meno di un parametro temporale certo e consolidato, come il mese, ingenera scarsa chiarezza per gli utenti, sia in termini di trasparenza e comparabilità delle informazioni che di controllo dei costi e delle spese, impedendo ad essi di ottimizzare e controllare i propri consumi” con l’ovvia conseguenza di ledere “Le condizioni di trasparenza e corretta informazione per gli utenti finali”.

A ciò si aggiunga che, ai sensi dell’art. 33 D.Lgs del 06.09.2005, Codice del Consumo, “Clausole vessatorie nel contratto tra professionista e consumatore”, il professionista non può modificare unilateralmente le clausole del contratto ovvero le caratteristiche del prodotto o del servizio da fornire, senza un giustificato motivo.

Tutti presupposti, questi, che lasciano presagire un esito favorevole all’avvio di possibili azioni di risarcimento in caso di mancato ottemperamento alla decisione dell’AGCOM.

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