domenica, 17 dicembre 2017

Il Tar Lazio boccia la riforma dei musei: “Criteri di selezione magmatici”

La decisione è contenuta nella sentenza Tar Lazio n 6171/2017 emessa a seguito di un ricorso presentato da una candidata alla direzione di Palazzo Ducale e della Galleria Estense di Modena

30 maggio 2017 | La Sentinella | Reply More

Criteri dalla natura “magmatica”, che non consentono di comprendere il reale punteggio attribuito a ciascun candidato.

E’ questa la motivazione, in estrema sintesi, per mezzo della quale il Tar Lazio ha bocciato la riforma dei musei voluta dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini e che aveva portato alla direzione degli stessi dirigenti anche stranieri.

La decisione è contenuta nella sentenza Tar Lazio n 6171/2017 emessa a seguito di un ricorso presentato da una candidata alla direzione di Palazzo Ducale e della Galleria Estense di Modena.

Il fulcro principale della decisione è contenuto nella critica severa rivolta al ricorso da parte dei giudicanti al voto numerico.

“Come è noto, in punto di diritto – scrivono i giudici –  il voto numerico attribuito dalle competenti commissioni alle prove scritte od orali di un concorso pubblico o di un esame esprime e sintetizza il giudizio tecnico-discrezionale della commissione stessa, contenendo in sé la motivazione, senza bisogno di ulteriori spiegazioni o chiarimenti, e ciò in quanto la motivazione espressa numericamente, oltre a rispondere ad un evidente principio di economicità amministrativa di valutazione, assicura la necessaria chiarezza e graduazione delle valutazioni compiute dalla commissione nell’àmbito del punteggio disponibile e del potere amministrativo da essa esercitato, sempreché siano stati puntualmente predeterminati dalla commissione esaminatrice i criteri in base ai quali essa procederà alla valutazione delle prove (cfr., tra le altre, Cons. Stato, Sez. V, 22 dicembre 2014 n. 6306)”.

La conseguenza quindi è che nel caso di specie

“La magmatica riconduzione, dei 20 punti di massima assegnazione ai candidati della “decina” ammessi al colloquio con la commissione, a tre sottosettori contraddistinti con le prime lettere dell’alfabeto, idonei a cumulare i punteggi fino a 10, da 11 a 14 e da 15 a 20, non consente di comprendere il reale punteggio attribuito a ciascun candidato, anche in ordine al criterio di graduazione di ogni singolo punto dei 20 da assegnare all’andamento della prova orale, a conclusione del colloquio sostenuto”

Di guisa che argomentano i giudicanti

Lo scarto minimo dei punteggi tra i candidati meritava dunque una più puntuale e più incisiva manifestazione espressa di giudizio da parte della commissione nella valutazione dei colloqui e nell’attribuzione dei relativi punteggi, piuttosto che motivazioni criptiche ed involute.

Il risultato finale è stato dunque l’annullamento della procedura di selezione.



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