giovedì, 19 settembre 2019

‘Space Split Food’: quando la fantascienza diventa realtà

Arriva sulle scrivanie della NASA il progetto di alcuni giovani ingegneri napoletani.

19 Aprile 2015 | La Sentinella | Reply More

Nasa

Stampare cibo con una stampante 3D. E’ questo ‘Space Split Food’, che ha come mission una vera è propria rivoluzione alimentare.

Il progetto ideato e sviluppato da Francesco Pomponio, Sara Gaglione Alessandra Schiavone, Judith Ramitha Gunaratne, Antonio Candela ed Antonio Pasquale Pirozzi è pronto a conquistare l’America.

Dopo aver trionfato alle selezioni preliminari nell’ambito dell’ International Space App Challenge, svoltesi presso la sede di Agnano – Dipartimento di Ingegneria, l’idea è pronta conquistare l’America.

A spiegare in cosa consista la creazione sono gli stessi promotori.

“Per partecipare dovevamo partire da un concetto proposto dalla NASA. Per l’agenzia spaziale americana dovevamo immaginare e progettare un modo per stampare cibo, attraverso una stampante 3D – dice Alessandra Schiavone, giovane ingegnere aerospaziale federiciano – e, da questo semplice imput, ci siamo messi a lavoro per la progettazione della stampante, delle cartucce alimentari, lo stoccaggio ed il rifornimento per ricaricare la stampante. Una stampante 3D che, caricata con gli stessi elementi nutrizionali del cibo ”terrestre”, può stampare qualsiasi cibo immaginabile, anche una pizza o una lasagna!”

Agli occhi dei non-addetti ai lavori può sembrare una follia ma basta osservare la determinazione di questi ragazzi per credere alla loro idea.

Sara Gaglione, altro ingegnere aerospaziale continua a descrivere l’idea:

“Proprio in questo momento stanno partendo da Cape Canaveral gli approvvigionamenti per gli astronauti nella base spaziale. Un solo lancio costa 10 mila dollari. In questo modo, non avremo più bisogno di inviare agli astronauti razioni di cibo in confezioni monoporzione, ma basterà inviare le cartucce alimentari per consentire l’alimentazione degli astronauti. Abbiamo ideato delle cartucce in cellulosa, che riuscirebbero anche ad ovviare alle risapute problematiche di stipsi degli ospiti delle stazioni spaziali.”

La problematica della stipsi degli astronauti è causata dalla forza di gravità, che rallenta la discesa del bolo alimentare all’interno dell’intestino, rallentando considerevolmente la corretta digestione del alimento ingerito.

Ma non è solo una soluzione ad un problema fisico degli astronauti, ma si ridurrebbero anche le spese per il trasporto a terra dei rifiuti prodotti a bordo.

“Queste stesse cartucce – ci illustra Judith Ramitha Gunaratne, giovanissimo studente di  Ingegneria aerospaziale dell’Università Federico II – sono completamente degradabili. Non andremo a produrre rifiuti ma a riutilizzare queste cartucce ecologiche, come compost per le piante. Nel progetto è inclusa anche la possibilità della stampante di realizzare il piatto, assolutamente commestibile, su cui mangeranno gli astronauti. Con questo processo preserviamo quasi totalmente le sostanze nutritive degli alimenti stampati. Dai nostri calcoli, risulta infatti che solo il 20% delle sostanze nutritivo si perde con questo processo ma, non credete che quando cuociamo un alimento, non si perdano alcune sostanze nutritive!”

Nel progetto,è curato anche un aspetto non ingegneristico ma prettamente informatico.

E’ Antonio Candela, sviluppatore software:

“Senza la piattaforma software non potrebbe funzionare né la stampante né ogni altro dispositivo volto al controllo della stessa. Utilizzando la tecnologia cloud, vogliamo consentire un controllo del piano alimentare “da terra” e, attraverso a dispositivi indossabili dall’astronauta come un braccialetto o una tuta, inviare tutti i parametri vitali al quartier generale della NASA, per pianificare la loro corretta alimentazione. Così superiamo anche il concetto di “bonus food”, ossia porzioni di cibo che gli astronauti possono portare dalla Terra e consumare quando vogliono, magari per far fronte a bisogni nutrizionali dovuti da situazioni psicologiche ben determinate.”

Stiamo parlando di un progetto che non si limita solo alla produzione di cibo ma a migliorare considerevolmente la qualità di vita degli scenziati “in prima linea”. Ma questo idea può andare davvero lontano, come ci tiene a precisare Francesco Pomponio, altro ingegnere aerospaziale del team napoletano. Lui guarda lontano:

“Un progetto in linea con il tema dell’EXPO 2015. Scienza ed alimentazione si fondono, e trovano diversi punti di contatto. Siamo in cerca di visibilità, e cerchiamo una multinazionale disposta ad ospitarci ad un padiglione nella manifestazione mondiale milanese. Per adesso siamo una piccola realtà di ingegneri e studenti, ma questo progetto può davvero riscrivere la storia dell’alimentazione.”

Conclude Antonio Pasquale Pirozzi, che chiude l’organico puramente ingegneristico del progetto con una considerazione importante: “Potrebbe sembrare un progetto impossibile, ma ci tengo a precisare come sia tutto estremamente fattibile. E’ frutto di sacrificio e duro lavoro di ragazzi che, pur non conoscendosi, hanno lavorato in sincrono. Un team come pochi, che merita di vincere la competizione. Abbiamo bisogno dell’apporto di tutti, soprattutto visualizzando il video su Youtube, realizzato grazie al lavoro di Pasquale Luigi Carillo, professionista vero delle riprese video. ”

I vincitori della competizione, avranno il privilegio di assistere ad un lancio della NASA, un vero e proprio sogno per degli astri nascenti dell’ingegneria aerospaziale.

 Antonio Lamberti



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