lunedì, 24 giugno 2019

Simonetta Rubinato: “Ecco perchè mi batto per l’autonomia del Veneto”

L’onorevole del Pd spiega a ‘la Sentinella’ le ragioni della propria battaglia politica

10 Febbraio 2015 | La Sentinella | Reply More

RubinatoConosciuta da sempre per il suo impegno politico, non ultima la legge sul commercio equo e solidale, Simonetta Rubinato è una donna d’altri tempi ma con delle idee innovative.

D’altri tempi, perché rispecchia e incarna il volere dei Padri dell’allora Carta Costituzionale, ancora oggi contenente tutti i principi e valori di un Paese come l’Italia, pieno di contraddizioni, diviso tra un Nord sempre più industrializzato e un Sud ancora oggi succube di un pregiudizio che stenta a morire. Eppure, innovativa, come le sue idee in merito alla Regione Veneto, non ancora resa autonoma.

Un’onorevole che si è sempre battuta per il rispetto dell’ autonomia, di fondamentale importanza, mentre altre correnti propendono per soluzioni estreme, come il secessionismo e l’indipendenza.

“La mia battaglia inizia nel 2006dice- quando, eletta al Senato, mi sono iscritta al gruppo ‘Per le autonomie’. Già allora, in sede politica, lanciai la proposta, attraverso una mozione al congresso della Margherita, di costituire il Partito Democratico come federazione di partiti regionali, radicati nei territori e dotati di vera autonomia politica”.

La sua era una proposta ben strutturata, motivata, attraverso un’idea già allora vincente.

“Il mio modello era un movimento del Nord o del Nordest, aperto alla massima partecipazione che, sull’esempio della Sudtiroler Volkspartei, avesse come suo obiettivo fondamentale quello di tradurre i bisogni di questi territori in una proposta politica credibile, un partito del Nord che si allei poi a livello nazionale con chi condivide gli stessi valori e programmi. Già allora sostenevo che chi governa il Paese non può permettersi di non comprendere e dare risposte a una delle regioni che stava trainando la crescita economica e sociale italiana. Perché le spinte indipendentiste, cresciute con il passar degli anni e in assenza di risposte concrete, sono la febbre che manifesta il disagio. Ma l’unica medicina efficace, a mio parere, era e rimane l’autonomia”.

Effettivamente, non si può non ritenere che la Regione veneta abbia delle caratteristiche linguistiche, morfologiche, economico-territoriali e socio-politiche diverse, che la rendono quasi un’area a sé stante. Tra i tre territori ad autonomia speciale, Trento, Bolzano, Friuli-Venezia Giulia, con a nord la Carinzia e più a ovest la Slovenia, il Veneto attende da ormai troppo tempo che la sua domanda di maggiore autogoverno sia soddisfatta. Tutto ciò genera profondi disagi.

“Le frustrazioni di cui è responsabile tutta la politica veneta, con gradi diversi di responsabilità tra chi ha governato e chi è stato all’opposizione, sono state amplificate dalla crisi economica e sociale che morde famiglie e imprese. Eppure questa regione ha dato prova, già in passato, di saper applicare, con successo, il principio di sussidiarietà che è insito nel principio stesso di autonomia. Purtroppo – sottolinea – molte Regioni hanno copiato i peggiori difetti del centralismo, riducendosi a enti decentrati di spesa sino ad arrivare alle ultime vicende di gravissima mala politica e corruzione”.

Non è quindi da ritrovarsi nel riaccentramento di materie, funzioni e risorse in capo allo Stato la soluzone adatta, in quanto “se il centralismo non è sinonimo di efficienza, così il decentramento non è sinonimo di inefficienza.”.

rubinato 2Con un sorriso, tira in ballo una battuta del viceministro Enrico Morando (n.d.r.: si sa, non è un tifoso regionalista!), il quale dichiarò:

Se compariamo a livello internazionale la sanità, che è gestita dalle regioni, è un’eccellenza mondiale; se confrontiamo invece la giustizia, che è una funzione prettamente ed esclusivamente statale, è un fallimento mondiale!”.

 Molti i vantaggi anche per l’Italia

“Una regione come il Veneto, con un enorme potenziale economico-produttivo, se potesse disporre di maggiore autonomia amministrativa e finanziaria, diventerebbe ancor più competitiva, facendo da traino per l’intero Paese.Inoltre dare una risposta politica al disagio manifestato dalle spinte indipendentiste sarebbe anche un modo di rafforzare l’unità di questa parte del Paese con il resto dell’Italia”.

Quali siano i riflessi della scelta della Rubinato sono ormai noti. Ha così dimostrato quanto sia convinta di quella che è a suo avviso l’unica strada percorribile dal Veneto, facendo di tale tema uno di quelli centrali per il suo programma per le recenti primarie del Partito Democratico per la prossima legislatura regionale.

Si sofferma quindi sui risultati politici e dice “Credo che il buon risultato ottenuto, nonostante il brevissimo tempo lasciato alla campagna elettorale e la circostanza che l’establishment aveva già scelto la candidatura di Alessandra Moretti, sia dovuto proprio al riconoscimento da parte dei cittadini del nostro progetto che aveva al primo punto il tema dell’autonomia come strumento necessario alle politiche sociali e di sviluppo economico per la nostra Regione. Ho combattuto una battaglia con lealtà, quella lealtà che non trovato in alcuni dirigenti del Pd, a partire dal segretario regionale che mi ha attaccato pubblicamente accusandomi di non ‘fare gioco di squadra’. Accusa smentita dalla mia storia politica”.

Le sorti del Veneto ancora non si conoscono. Nell’attesa dell’iter degli emendamenti, è importante che in ogni regione vi sia una diverso approccio culturale, in un Paese dove predomina una dicotomia assurda: da un lato, lo sforzo verso l’uguaglianza di tutti i cittadini, siano essi stranieri o meno; dall’altra, invece, il riconoscimento di autonomie locali e speciali a Regioni fortemente diverse tra loro, ma che molti altri italiani non riescono a vedere e comprendere, per una patria, l’Italia, per la cui unità ci son voluti secoli di preparazione culturale.

Quale sarà la nuova cartina geografica italiana è ancora presto saperlo, ma ci si auspica che vengano rispettati tutti i principi, tanto quello dell’unità quanto quello dell’autonomia, sempre nel pieno rispetto del dettato costituzionale e dei riflessi sociali che esso genera.

Lidia Ianuario



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