martedì, 23 gennaio 2018

Sì al biotestamento, no alla strumentalizzazione della sofferenza

16 dicembre 2017 | La Sentinella | Reply More

Il biotestamento è finalmente legge, il Senato ha approvato nei giorni scorsi il testo che prevede la possibilità per chiunque ne faccia richiesta di decidere se ricevere o meno cure mediche nel caso in cui non fosse più nelle condizioni fisiche e psichiche di farlo.

Un “testamento”, appunto, che disciplina la volontà di chi si trovi catapultato d’improvviso nel sottile confine tra la vita e la morte.

Una regola di civiltà in grado di garantire un reale diritto di scelta.

Ciò che però più ha colpito e disgustato in questi giorni è stata la spettacolarizzazione dell’evento portata avanti dal partito radicale e cavalcata strumentalmente dal Pd e dal Movimento Cinque Stelle.

E’ possibile gioire della possibilità data a un malato di invocare legittimamente la propria morte?

Ed ancora, come coniugare il concetto di libertà, per sua natura strettamente connaturato a quello dell’esistenza, con la fine della vita?

Dilemmi ovviamente a cui non spetta di certo alla politica dare risposte esaustive ma verso cui si dovrebbe serbare il massimo rispetto.

L’approvazione della legge va senz’altro in questa direzione, non anche però i festeggiamenti che ne sono seguiti con cartelli e malati portati in piazza a gioire non si comprende bene di cosa.

Vedere l’onnipresente Marco Cappato del partito Radicale, sempre in favore di telecamera, sorridente e felice dell’ennesima battaglia vinta dal suo partito è un pugno allo stomaco e uno sberleffo alla sofferenza di chi realmente vive quei drammi.

L’approvazione del testo non guarisce i malati né può confortare l’immane sofferenza di chi vede spegnersi giorno dopo giorno i propri cari lacerati dall’impotenza di non poter attendere le loro ultime volontà.

Un minuto di silenzio in nome di quei tantissimi che hanno sofferto e combattuto per avere la possibilità di porre termine alle proprie sofferenze nonché per riflettere realmente sulla natura del diritto introdotto nel nostro ordinamento.

E’ questo quello che ci si saremmo aspettati da una politica scevra dalla schiavitù del consenso e dal culto dell’immagine.

Ma per questo, purtroppo, c’è ancora tempo.

Raffaele de Chiara



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