lunedì, 20 agosto 2018

Sesso in cambio di lavoro, quando l’indignazione nasconde l’ipocrisia

14 ottobre 2017 | La Sentinella | Reply More

Miriana Trevisan (a sinistra) quando lavorava a “Striscia la Notizia”

Ho letto le parole di Asia Argento. Ho letto le orribili testimonianze contro Weinstein”.

Inizia così lo sfogo di Miriana Trevisan dalle pagine del sito web “Linkiesta” per lanciare il proprio grido di allarme verso il malcostume globale che dall’America rimbalza fino a noi del sesso con i potenti in cambio di lavoro e visibilità.

Una denuncia, quella dell’ex starlette di “Non è la Rai” e velina di “Striscia la Notizia” che cavalca l’onda mediatica del flusso di coscienza proveniente d’oltreoceano rimescolandolo in salsa italiota.

“Poi ti succede di uscire da un camerino, dopo un’imbarazzante chiacchierata con un mostro sacro della televisione – scrive in un profluvio di aneddoti e rivelazioni – e una sua dolce collaboratrice ti dice: ‘hai ancora il rossetto, non ti vedremo più’ e con un sorriso di pena ti congeda”.

Le conclusioni in linea perfetta con l’andamento dell’intero articolo sono all’insegna del più scontato dei moniti:

“E quando vai avanti così inevitabilmente ti isoli. Come un chiodo, sì, ma l’unico in una parete vuota, immensa. Una parete che qualcuno chiama arte ma io ne ho dipinta una mia, piena d’amore, che chiamo dignità”.

Denuncia condivisibile ma decisamente insufficiente a delineare l’esatta portata del problema.

Lo si chiama maschilismo o sessismo ma altro non è che l’espressione del più ancestrale degli istinti: il desiderio dei potenti di soddisfare le proprie bramosie con la complicità più o meno colpevole delle loro vittime.

Ascoltare le vicende scabrose che riguardano Harvey Weinstein sembra riportare in maniera quasi naturale alla mente la storia vecchia quanto il mondo della corruzione.

Harvey Weinstein

Chi ha più colpa chi chiede utilità in cambio di favori o chi acconsente senza alcuna “costrizione” se non il proprio desiderio di raggiungere i propri obiettivi.

Del resto la storia dell’emancipazione femminile degli ultimi anni è costellata dalla perenne strumentalizzazione del corpo al fine di farsi largo in una società sempre più dominata dal sesso forte ma sempre più prono agli istinti primordiali.

Allora cos’è che fa davvero male alle donne e alla propria dignità?

La richiesta di un qualcosa in cambio di favori lavorativi? Che è poi quanto avviene in moltissimi rapporti, anche tra persone dello stesso sesso, può cambiare la merce di scambio ma non di certo la sostanza.  

Ecco allora che quello che davvero nuoce al gentil sesso è l’ipocrisia che ammanta, ancora oggi, simili comportamenti da parte di entrambe le parti.

Chiedere “la figa” come molto poco eufemisticamente Trevisan definisce l’oltraggio che l’uomo di potere arreca ad una donna adulta e nel pieno discernimento delle proprie capacità fisiche ed intellettive equivale all’atteggiamento speculare di tutte coloro che la offrono pur di raggiungere il proprio obiettivo.

Come direbbero i latini simul stabunt, simul cadent.    

Vendere il proprio corpo, se non è una opzione imposta con la violenza, è una scelta di cui ci si dovrebbe assumere la responsabilità esattamente come colui che lo chiede in nome di un’idea distorta di potere.

Scandalizzarsi per una richiesta omettendo di volgere lo sguardo all’offerta da cui si è continuamente subissati e proveniente da donne che pur si definiscono libere ed emancipate è il più grave oltraggio, questo sì, che si possa fare al gentil sesso.

Raffaele de Chiara



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