giovedì, 19 settembre 2019

Il ruolo del sociologo nell’Italia di oggi, Zocconali: “Studiamo il rapporto tra i malati sociali e la società”

L’Associazione Nazionale Sociologi di cui è presidente è l’unico organo che rappresenta quella fetta di professionisti ancora oggi senza una giusta collocazione professionale

25 Gennaio 2015 | La Sentinella | Reply More
Zocconali

Pietro Zocconali

Malattia psichiatrica, psicosi, nevrosi, disturbo. Qual è la realtà di un’Italia che soffre e spesso cerca di ritrovare il suo equilibrio? Quanto incide il costo della spesa medica sul Servizio Sanitario Nazionale e quali le implicazioni di natura sociale? Quale ruolo svolge il sociologo e qual è la sua collocazione nel mercato del lavoro?

Ne parliamo con Pietro Zocconali, Presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi.

Zocconali da anni tieni in piedi le redini di quella fetta di professionisti, ancora oggi senza una giusta collocazione professionale.

Presidente è stato mai stimato dall’ANS il costo del pregiudizio sociale verso i malati psichiatrici o semplicemente coloro che effettuano una terapia psicoterapeutica?

“A mia memoria credo non sia mai stato affrontato dall’ANS, almeno a livello nazionale. In molti anni di lavoro in ANS, è dal 1988 che ho incarichi dirigenziali, ho affrontato una moltitudine di argomenti riferiti alla sociologia, ma pochi riguardo alla terapia psicoterapeutica e alla sociologia sanitaria in generale”.

Quali costi ha sostenuto l’associazione  per combattere questo pregiudizio?

“In ANS sono numerosi i laboratori di sociologia in diverse città italiane che si interessano di innumerevoli argomenti. Fare una stima di quanto l’ANS investa in ciò che mi si chiede non è possibile. Sicuramente a livello nazionale non credo sia stato mai affrontato l’argomento”.

Come potrebbe l’ANS diminuire i costi delle psicoterapie?

“È una domanda da rivolgere ai laboratori che operano sul territorio; riguardo alle stime sui costi, personalmente non sono in grado di farne”.

Il professore Cosimo Tridente, voce autorevole nel campo della ricerca, in particolare per il rapporto farmaco-psicoterapia, ha chiarito quali figure professionali sono adatte per la cura psicoterapeutica. Tra queste, non rientra quella del sociologo. Quali sono le attività che quest’ultimo può intraprendere per combattere vari mali sociali, primo fra tutti la depressione?

“Il problema della salute è intimamente connesso con i requisiti funzionali del sistema stesso: lo stato della nostra salute incide sulla capacità del sistema di assolvere ai suoi compiti necessari alla sopravvivenza. Facendo un po’ di storia della sociologia, possiamo affermare che molti studiosi attribuiscono proprio a Talcott Parsons, sociologo statunitense, la paternità della sociologia sanitaria che si occupa di salute/malattia e sistema sanitario con i vari sottosistemi. La principale funzione del “Sociologo della salute” è quella di osservatore epidemiologico; si interessa dello sviluppo delle risorse umane, di formazione, di servizi sociali, di integrazione socio-sanitaria e di qualità. In futuro si spera possa lavorare più agevolmente in rete, portando avanti il lavoro di squadra con sindacati e associazioni per una società in rapida trasformazione. Curare i malati non è un compito che riguarda il sociologo; quello che interessa è riuscire nel modo migliore e al limite del possibile a far pesare il meno possibile l’handicap momentaneo che subisce chi avendo bisogno di cure usufruisce delle strutture sanitarie per poi tornare ‘sulla piazza’ in piena efficienza fisica e intellettuale. Il sociologo non può entrare nel merito dei problemi dei singoli soggetti; quello che può fare è studiare il rapporto tra questi malati sociali e la società in cui vivono”.

Nel corso dell’ultimo quinquennio, tenuto conto della gestione economica e patrimoniale dell’ANS, qual è la percentuale di spese da imputare a tutte quelle attività che favoriscono l’inserimento nella società dei cosiddetti ‘malati psichiatrici’ o di coloro che ricorrono a cure psicoterapeutiche?

“L’ANS è una associazione di categoria che riesce ad operare con il solo contributo delle quote annuali degli iscritti; gestisce una rivista periodica, un Notiziario bimestrale, una Newsletter  quindicinale, che informano gli iscritti sulle varie iniziative e i convegni che si svolgono in tutta Italia. Almeno a livello nazionale, non mi risulta che nell’ultimo quinquennio, abbia investito nella psicoterapia”

Ritiene che la non appartenenza ad un ordine professionale ma ad una semplice associazione di categoria penalizzi l’ANS e le sue possibilità di intervento?

“Naturalmente; anche se l’ANS, con numero d’ordine 49, come da DM del 7 agosto 2014, è regolarmente iscritta nell’Elenco Associazioni professionali non regolamentate, presso il Ministero della Giustizia è dal 2014 che è iscritta all’UNI Ente Nazionale Italiano di Unificazione. Questa strada che si sta percorrendo verso il riconoscimento della nostra professione, fino ad ora ha comportato solo un aumento delle spese di gestione”.

Zocconali 2

In Italia si assiste molto spesso alla presenza, nei tg locali, di suicidi di minori. Come valuta questo fenomeno?

“Emile Durkheim, un centinaio di anni fa, in una sua famosa pubblicazione sull’argomento ha asserito che il suicidio è un problema sociale; da un lato è una scelta privata che richiede discrezione e rispetto (mi riferisco soprattutto al suicidio assistito), ma le cui cause interpellano la responsabilità collettiva. Nei momenti di forte disagio nella società aumentano i casi di suicidio e il rapporto è appurato. Di mio, aggiungo lo sfascio della famiglia tradizionale: quanto era bella e rassicurante la famiglia di una volta, quella multipla da noi chiamata patriarcale, composta da numerose persone di tutte le fasce di età, dai neonati agli anziani, nonni e bisnonni, persone pronte ad assorbire i problemi e gli attimi di smarrimento dei singoli: quello sì che era vero “Welfare”. Ora non è più così e me ne dispiace molto; la statistica parla addirittura della famiglia che per numero medio di componenti si avvia sempre più ad avvicinarsi a uno! Tra i minori, numerosi sono figli unici, e nonostante la TV, i cellulari e i PC sempre più sofisticati, a causa dell’assenza dei genitori per lavoro ed per altre esigenze dettate dalle mode (palestre, piscine, jogging, corsi di ogni tipologia da seguire), soffrono sempre più di solitudine e di mancanza di comunicazione vera, quella nella quale guardi negli occhi chi ti parla”. 

Crede che lo Stato italiano dovrebbe essere più attento a tali problematiche?

“Si, oltre a suggerire strutture pubbliche e servizi sociali, direi allo Stato di attribuire più importanza alle coppie con minorenni a carico, sostenerle di più e non con l’attuale elemosina chiamata ‘assegni familiari’. Mi ricordo che quando iniziai a lavorare, negli anni ’70 del secolo scorso, sposato da poco, con moglie e figlio da mantenere, a questo riguardo ero abbastanza contrariato poiché, a parità di grado, percepivo praticamente lo stesso stipendio di altri miei colleghi di pari età, celibi che, vivendo da ‘bamboccioni’, in casa con i genitori, spendevano i loro soldi in capricci e divertimenti, mentre io mantenevo una famiglia ed ero impegnato per il futuro del genere umano. Oggi, ma non per merito degli assegni familiari, sono due volte padre ed ho tre bei nipotini”.

Se potesse paragonare l’Italia agli altri paesi, trova delle sensibili differenze nel rapporto costi sostenuti dai cittadini-benessere psico-sociale?

“Avendo girato abbastanza per il mondo, devo dire che nel Nord-Europa; Scandinavia, Germania e Inghilterra in particolare, i governi proteggono di più le famiglie, sostenendo più alti costi sociali e investendo nella ricerca”

Quali passi ha fatto l’ANS negli ultimi tempi a fronte della problematica “aumento di disturbi”, così come definita tanto una nevrosi quanto una psicosi dal DSM III?

“L’ANS a livello nazionale non mi risulta abbia fatto, negli ultimi anni, nulla per quanto riguarda l’aumento di disturbi mentali cosi come definiti dal DSM”.

Lettori, prima che elettori, aventi il potere d’acquisto, e quindi capaci di influenzare con le loro propensioni al consumo la Stampa, o parte di essa. Che i pensieri, traducibili in commenti su questo quotidiano, siano liberamente manifestati, affinché nel prossimo servizio il soggetto intervistato possa essere scelto da voi stessi.

Lidia Ianuario

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