domenica, 22 luglio 2018

Ricorso in Appello. Dal 6 marzo al via la riforma

Essa riguarderà principalmente la proponibilità del secondo grado di giudizio allorquando a inoltrarlo sia il Pubblico Ministero

28 febbraio 2018 | La Sentinella | Reply More

Il ricorso in Corte di Appello sarà possibile solo quando si ha una modifica del titolo del reato o, ancora, si stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria.

E’ questo il fulcro della riforma, in vigore a partire dal 6 marzo, contenuta nel Decreto Legislativo n 11/18.

Essa riguarderà la proponibilità del secondo grado di giudizio allorquando a inoltrarlo sia il Pubblico Ministero.

Quest’ultimo dunque potrà fare appello contro le sentenze di proscioglimento ma non potrà più appellare le sentenze di condanna, salvo nelle ipotesi di cui sopra.

Per ciò che concerne altresì l’impugnazione tesa al conseguimento di effetti favorevoli all’imputato essa, da parte del Pm, potrà essere proposta solo con ricorso diretto in Corte di Cassazione.  

Rimangono comunque, inappellabili le sentenze di proscioglimento relative a contravvenzioni punite con la sola pena dell’ammenda o con pena alternativa e le sentenze di non luogo a procedere relative a contravvenzioni punite con la sola pena dell’ammenda o con pena alternativa.

Limiti al ricorso in Appello anche per l’imputato.

Alla luce della riforma dei commi 1 e 2 dell’art. 593 c.p.p., l’imputato può appellare le sentenze di condanna, nonché le sentenze di proscioglimento emesse al termine del dibattimento, salvo che si tratti di sentenze di assoluzione perche’ il fatto non sussiste o perche’ l’imputato non lo ha commesso.

Ammesso anche il cosiddetto appello incidentale.

Secondo il novellato art. 595 c.p.p., inoltre, l’imputato che non ha proposto impugnazione puo’ proporre appello incidentale entro quindici giorni da quello in cui ha ricevuto la notificazione dell’impugnazione presentata dalle altre parti. Entro lo stesso termine, l’imputato può presentare al giudice, mediante deposito in cancelleria, memorie o richieste scritte.

Limiti più stringenti sono altresì previsti per il ricorso in Cassazione avverso le sentenze del Giudice di Pace.

In questo caso è previsto che contro le sentenze di appello pronunciate per reati di competenza del giudice di pace, il ricorso possa essere proposto soltanto per esercizio da parte del giudice di una potestà riservata dalla legge a organi legislativi o amministrativi ovvero non consentita ai pubblici poteri; inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di altre norme giuridiche, di cui si deve tener conto nell’applicazione della legge penale; inosservanza delle norme processuali stabilite a pena di nullità, inutilizzabilità, inammissibilità o decadenza.



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