giovedì, 21 giugno 2018

Il reo è da considerarsi abituale se commette almeno due illeciti oltre a quello per cui si procede

Secondo i supremi giudici l'abitualità va comunque distinta dalla recidiva

1 febbraio 2018 | La Sentinella | Reply More

Il comportamento abituale del reo lo si ha allorquando l’agente commetta almeno altri due illeciti oltre quello oggetto del procedimento ma esso va distinto dalla recidiva.

E’ questo il principio sancito dalla Corte di Cassazione mediante la sentenza n 4123/18.

Nella fattispecie specifica, la pronuncia si è avuta a seguito del ricorso presentato dal Procuratore Generale che aveva impugnato la sentenza di assoluzione emessa nei confronti del direttore tecnico di una società appaltatrice coinvolta in un caso di abuso edilizio sanato a strettissimo giro dal suo compimento. 

Dichiarato non punibile già dal gip di Pordenone, l’uomo si è dovuto difendere dal ricorso del procuratore della Repubblica, deciso nell’affermare che il danno provocato dalla sua condotta non fosse “esiguo” e che l’offesa non potesse considerarsi lieve. 

“Il comportamento abituale che scatta quando l’autore ha commesso almeno altri due illeciti, oltre a quello esaminato, hanno argomentato i giudici supremi, non è assimilabile alla recidiva, che opera in un ambito diverso ed è fondata su un distinto apprezzamento, con la conseguenza che assumono rilievo anche reati commessi successivamente a quello per cui si procede, unitamente alla valutazione del comportamento dell’imputato dopo il delitto, significativo della sua non abitualità alla commissione di reati”. 

Ne è seguito, dunque, la non punibilità per la particolare tenuità del fatto la quale è condizionata dalla norma alla non abitualità del comportamento penalmente illecito.

Nel caso preso in esame i lavori,  iniziati previo rilascio del permesso di costruire, sono proseguiti solo in minima parte dopo la decadenza del provvedimento. 

In ogni caso stigmatizzano i giudici le difformità sono state parziali e comunque rimosse: un comportamento che depone a favore della “non abitualità” del comportamento penalmente illecito. Tesi, questa, suffragata anche dall’immediato intervento riparatore della ditta.



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