venerdì, 27 novembre 2020

Pubblica amministrazione, Madia annuncia: “Non aumenteremo gli stipendi”, la replica della CGIL: “Scivoliamo verso la povertà”

Per il ministro il blocco dei contratti è dovuto alla crisi economica

14 Luglio 2014 | La Sentinella | Reply More
La Sentinella

Marianna Madia (Foto tratta da Internet)

Non ci sarà aumento di stipendio per i lavoratori della pubblica amministrazione almeno per tutto il 2014.  Ad annunciarlo è il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia. Stando a quanto dichiarato dalla titolare del dicastero «Il blocco del rinnovo della parte economica del contratto dei dipendenti statali, rimane bloccato per il 2014 per effetto della crisi che genera di queste ingiustizie, però – ha aggiunto – il governo farà il possibile per recuperare risorse per sbloccare i contratti».

Massima chiarezza anche sulle reali intenzioni dell’esecutivo.

«Vogliamo ricostruire tutti assieme un’amministrazione dove le persone giuste possono restare nel posto giusto al momento giusto».

Piccata la reazione da parte della Flc CGIL che attraverso il segretario generale Domenico Pantaleo fa sapere: «Vorrei ricordare al governo che la perdita economica accumulata dai lavoratori nelle pubbliche amministrazioni negli anni 2010-2013 è stata di 1.600 euro; nel comparto scuola di 2.382 euro. La contrattazione decentrata è fortemente limitata dalla mancanza di risorse e dai vincoli assurdi della legge Brunetta».

Lo spettro dell’indigenza che avanza sempre di più.

«Parti sempre più consistenti del lavoro nei comparti della conoscenza scivolano verso condizioni di povertà anche per effetto dell’aumento del precariato. Nei provvedimenti dell’esecutvo – argomenta – si peggiorano le condizioni di lavoro, si tagliano risorse, si riducono i salari e si rischia il licenziamento di migliaia di precari. In queste condizioni come si può pensare di migliorare la qualità della scuola, dell’università, della ricerca e dell’AFAM? Sarebbe necessario – conclude – finirla con gli effetti speciali e affrontare i problemi reali». 



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