mercoledì, 20 settembre 2017

Processo del lavoro: no al frazionamento della domanda

E’ quanto sancito dal Tribunale di Milano nei confronti di un dirigente che aveva adito il medesimo Tribunale per impugnare il suo licenziamento con preavviso, in quanto intimato in costanza di malattia, e in un secondo momento, aveva contestato nel merito la legittimità del provvedimento

21 luglio 2017 | La Sentinella | Reply More

Il frazionamento della domanda da parte del lavoratore licenziato per giustificato motivo che agisca nell’ambito di due distinti procedimenti per chiedere l’accertamento dell’inefficacia del recesso perché comunicato durante la sua assenza per malattia e per impugnare il medesimo licenziamento nel merito, implica un “abuso del processo”.

E’ quanto sancito dal Tribunale di Milano nell’ambito di una vicenda nella quale un dirigente aveva, dapprima, adito il medesimo Tribunale per sentire accertare l’inefficacia del suo licenziamento con preavviso, in quanto intimato in costanza di malattia e, in un secondo momento, aveva instaurato un diverso giudizio diretto a contestare nel merito la legittimità del provvedimento datoriale.

Il secondo giudizio è stato dichiarato inammissibile.

Il Giudice ha dichiarato infatti inammissibile l’impugnazione, per violazione del c.d. “divieto di frazionamento giudiziale delle domande”; il lavoratore, infatti, avrebbe dovuto – essendo nelle condizioni, di fatto e di diritto, per poterlo fare – impugnare nel primo giudizio il provvedimento espulsivo anche nel merito.

Il principio non del tutto nuovo è già stato affermato, tra l’altro, dalle Sezioni Unite (Cass., S. U., 16 febbraio 2017, n. 4090), che, nell’ambito di fattispecie attinenti al recupero di crediti di lavoro, hanno sancito il divieto di frazionamento di pretese riguardanti il medesimo rapporto lavoro.

Esso infatti, secondo il supremo consesso è fonte unitaria di obblighi e doveri di guisa che la “parcellizzazione dei giudizi” non è mai giustificata allorquando le questioni trattate attengano ad un medesimo fatto costitutivo e siano immediatamente deducibili; ciò, anche considerando che la proposizione di più processi comporta un aggravamento della posizione del debitore e si traduce in un abuso degli strumenti processuali, nonché che la pluralità dei giudizi comporta una moltiplicazione dell’attività istruttoria ed è contraria ai canoni di economia processuale.



DIRITTO DEL LAVORO

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