domenica, 17 dicembre 2017

Processo amministrativo. Ammessa la notifica a mezzo Pec anche in assenza di autorizzazione presidenziale

E’ questo il principio sancito dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato Sentenza n 6/2017 in relazione ai giudizi instaurati prima dell’adozione del d.P.C.M. 16 febbraio 2016 n. 40

4 dicembre 2017 | La Sentinella | Reply More

La notificazione del ricorso instaurativo del processo amministrativo può avvenire per posta elettronica certificata (PEC), nel rispetto delle disposizioni che la regolano, anche prima dell’adozione del d.P.C.M. 16 febbraio 2016 n. 40 ed indipendentemente dall’autorizzazione presidenziale, di cui all’art. 52, comma 2, del codice del processo amministrativo”.

E’ questo il principio sancito dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato Sentenza n 6/2017.

Secondo il ragionamento seguito dal consesso la notificazione a mezzo posta elettronica certificata di atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale, a partire dal 1 gennaio 2012 è assurta a mezzo ordinario di notificazione.

Di guisa che, in quanto tale, non necessita di particolari autorizzazioni da parte del giudice. Ciò lo si evince in maniera evidente dalla lettura delle versioni successive dell’art. 1 l. n 53/94.

L’ultima versione dello stesso infatti recita testualmente:

“L’avvocato o il procuratore legale, munito di procura alle liti a norma dell’art. 83 del codice di procedura civile e della autorizzazione del consiglio dell’ordine nel cui albo è iscritto a norma dell’art. 7 della presente legge, può eseguire la notificazione di atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale a mezzo del servizio postale, secondo le modalità previste dalla legge 20 novembre 1982, n. 890, salvo che l’autorità giudiziaria disponga che la notifica sia eseguita personalmente. Quando ricorrono i requisiti di cui al periodo precedente, fatta eccezione per l’autorizzazione del consiglio dell’ordine, la notificazione degli atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale può essere eseguita a mezzo di posta elettronica certificata”.

E’ facile dedurre – argomentano i giudici –  quindi, come “La natura di mezzo ordinario di notificazione riconosciuta alla notifica a mezzo PEC e la sua immediata operatività nell’ambito del processo amministrativo non sono negate né ostacolate dall’art. 16-quater d.l. 18 ottobre 2012 n. 179 (inserito dall’art. 1, comma 19, n. 2), l. 24 dicembre 2012, n. 228, a decorrere dal 1° gennaio 2013)”.

La loro interpretazione, infatti, deve avvenire nell’ambito del diritto vigente.

Ancora, non è di ostacolo il disposto dell’art. 52, co. 2, Cpa, secondo il quale “Il presidente può autorizzare la notificazione del ricorso o di provvedimenti anche direttamente dal difensore con qualunque mezzo idoneo, compresi quelli per via telematica e fax, ai sensi dell’art. 151 del codice di procedura civile”.

Quest’ultimo infatti prevede che “il giudice può prescrivere, anche di ufficio, con decreto steso in calce all’atto, che la notificazione sia eseguita in modo diverso da quello stabilito dalla legge, e anche per mezzo di telegramma collazionato con avviso di ricevimento quando lo consigliano circostanze particolari o esigenze di maggiore celerità, di riservatezza o di tutela della dignità”.

Tale norma dovrà essere interpretata nel senso che:

“Laddove un mezzo di notificazione sia previsto dalla legge (come nel caso della notifica a mezzo PEC), e si dimostri adeguato a garantire i principi costituzionali innanzi ricordati, non ricorrono i presupposti per l’applicazione dell’art. 52, co. 2, Cpa, che intende appunto sopperire – attraverso una “libertà delle forme” rimessa tuttavia al previo prudente apprezzamento del Giudice – proprio a situazioni di inadeguatezza dei mezzi di notificazione ordinari”.

Infine argomentare in senso contrario, concludono i giudici, significherebbe sancire “un’irragionevole arresto del percorso in atto volto alla trasformazione del processo amministrativo in processo telematico”.



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