giovedì, 13 dicembre 2018

Porto d’armi. La condanna per lesioni non è di per sè ostativa al rinnovo della licenza

E’ quanto statuito da una recente Ordinanza n 1766/17 del Consiglio di Stato

20 Set 2017 | La Sentinella | Reply More

La riabilitazione del condannato per i reati di cui all’art.43 T.U.L.P.S. impone all’autorità amministrativa un’analisi specifica del caso ai fini del rinnovo della licenza del porto d’armi.

E’ quanto statuito da una recente Ordinanza n 1766/17 del Consiglio di Stato per mezzo della quale il supremo Consesso ha riformulato la pronuncia del Tar Umbria che aveva respinto l’istanza cautelare volta all’ottenimento della sospensione del diniego del rinnovo di licenza del porto del fucile.

Nella fattispecie specifica il ricorrente negli anni 90 era stato condannato per il reato di lesioni personali.

La pena in base alla legge 689/1981, art. 53 era stata poi commutata in ammenda. Grazie alla riabilitazione aveva poi ottenuto la declaratoria di estinzione del reato.

Nel 2010 il soggetto completamente riabilitato aveva ottenuto il porto d’armi il cui rinnovo gli era stato negato nel 2016 in quanto la vecchia condanna risultava essere ostativa.

La questione da sempre dibattuta in giurisprudenza concerne quei casi in cui è possibile riscontrare un divieto automatico di concessione della licenza.

E’ questo senz’altro il caso di reati dolosi e particolarmente violenti quali ad esempio la rapina, il sequestro a scopo di rapina o l’estorsione.

Diverso però è il caso allorquando intervenga la riabilitazione.

Al riguardo come confermato dal caso in esame evidenzia la presenza in giurisprudenza di due distinti orientamenti.

Il primo in base agli art. 11 e 43 T.U.L.P.S. nega qualsiasi potere discrezionale in capo all’autorità amministrativa.

“Il legislatore ha preventivamente escluso ogni ulteriore valutazione, ritenendo che coloro che sono stati dichiarati colpevoli di quei reati di particolare allarme sociale non diano sufficienti garanzie sulla circostanza del non abuso di armi di cui venissero eventualmente in possesso” (Sent. Cons. Stato n 4664/16).

Il secondo, confermato dall’Ordinanza del Consiglio di Stato di cui sopra, attribuisce altresì, in presenza della riabilitazione del soggetto condannato, un potere discrezionale di valutazione all’autorità competente.

“L’autorità amministrativa non deve disporre senz’altro la revoca della già rilasciata licenza, ma può valutare le relative circostanze ai fini dell’esercizio del potere discrezionale”.



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