sabato, 21 luglio 2018

Opposizione tardiva a Decreto Ingiuntivo. I termini partono dalla conoscenza effettiva dell’atto

E’ quanto affermato dalla Corte di Cassazione mediante l'ordinanza n 2608/18

9 febbraio 2018 | La Sentinella | Reply More

Il termine per l’opposizione tardiva al decreto ingiuntivo decorre dalla conoscenza dell’atto.

E’ quanto affermato dalla Corte di Cassazione mediante l’ordinanza n 2608/18.

La pronuncia si è avuta a seguito del ricorso proposto dal Ministero dell’Interno avverso la sentenza della Corte di Appello che aveva rigettato l’opposizione a decreto ingiuntivo in quanto proposto tardivamente.

Nella fattispecie specifica un soggetto notificava alla Prefettura di Ragusa un decreto ingiuntivo.

Il ministero proponeva opposizione eccependo, tra l’altro, la violazione dell’art. 11 r.d. n 1611/1933 in base al quale le notificazione di tutti gli atti giudiziari riguardanti le amminsitrazioni dello Stato devono essere fatte all’Avvocatura dello Stato.

Il Tribunale, prima, e la Corte di Appello di Catania, poi, rigettavano il ricorso affermando che “Ai fini della opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, non è sufficiente l’accertamento della irregolarità della notificazione del provvedimento monitorio, ma occorre pure la prova, incombente sull’opponente, della circostanza che, a causa di tale irregolarità, egli non sia stato in grado di proporre opposizione tempestiva”.

In particolare, il giudice di merito rilevava che il tempo residuo fra la trasmissione dell’atto dalla Prefettura all’Avvocatura dello Stato e la scadenza del termine per proporre l’opposizione tempestiva fosse sufficiente e non pregiudizievole del diritto di difesa dell’Amministrazione.

Di diverso avviso la Corte di Cassazione.

Gli Ermellini, infatti, pur riconoscendo la correttezza del punto di partenza del ragionamento posto dalla Corte di Appello secondo cui, “ai fini della legittimità dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo (di cui all’art. 650 cod. proc. civ.) non è sufficiente l’accertamento dell’irregolarità della notificazione del provvedimento monitorio, ma occorre, altresì, la prova – il cui onere incombe sull’opponente – che a causa di detta irregolarità egli, nella qualità di ingiunto, non abbia avuto tempestiva conoscenza del suddetto decreto e non sia stato in grado di proporre una tempestiva opposizione” (cfr. SS.UU. n. 14572/2007), hanno ritenuto non affrontato dal Giudice di seconde cure l’altro problema.

Ossia se in tema di opposizione a decreto ingiuntivo, una volta raggiunto comunque lo scopo della notificazione, “il termine per proporre l’opposizione inizi a decorrere da tale momento ovvero resti quello originario (cioè a decorrere dalla notificazione alla Prefettura), salva la facoltà del giudice di merito di valutare la congruità del tempo residuo”.

Nella vicenda specifica la Corte d’appello ha optato per la seconda soluzione, ritenendo che comunque i residui giorni dall’effettiva conoscenza del provvedimento monitorio da parte dell’Avvocatura dello Stato fossero sufficienti ad approntare una congrua difesa.

In realtà, così facendo però, rileva l’ordinanza della S.C., la corte è andata oltre il dictum delle Sezioni Unite, “che non hanno mai inteso rimettere al giudice di merito il compito di valutare discrezionalmente la congruità del termine per l’opposizione a decreto ingiuntivo”. 

Se, da un lato, è vero, infatti, “che la nullità della notificazione del provvedimento monitorio non determina la proponibilità dell’opposizione sine die, dall’altro è pur vero che il termine ‘congruo’ per l’opposizione è quello fissato dal legislatore in quaranta giorni e decorre dal momento in cui l’ingiunto ha avuto comunque conoscenza del decreto da opporre”. 

La conclusione dunque è che: “In caso di irregolare notificazione del decreto ingiuntivo, il termine per proporre opposizione tardiva ai sensi dell’art. 650 cod. proc. civ. è di quaranta giorni dalla conoscenza dell’ingiunto, comunque avuta, dell’atto da opporre.

Tale termine, previsto dall’art. 641 cod. proc. civ., deve essere interamente assicurato, senza alcuna possibilità per il giudice di merito di valutare la ‘congruità’ o comunque la ‘sufficienza’ del tempo residuo intercorrente fra la conoscenza effettiva e la scadenza termine per proporre opposizione tempestiva”. 



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