mercoledì, 20 settembre 2017

Negoziazione assistita, un guida per saperne di più

24 marzo 2017 | La Sentinella | Reply More

La negoziazione assistita consiste in un accordo per mezzo del quale le parti in lite in un processo civile convengono di “cooperare in buona fede e lealtà”, al fine di risolvere in via amichevole una controversia tramite l’assistenza di avvocati; essa non può riguardare né i diritti indisponibili né materie di lavoro.

Al riguardo è bene precisare che esistono due tipi di negoziazione, facoltativa e obbligatoria.

Negoziazione facoltativa.

L’iter procedimentale si avvia con l’informativa da parte dell’avvocato al proprio cliente della possibilità di ricorrere alla convenzione di negoziazione assistita.

La parte che sceglie di affidarsi alla procedura invia alla controparte, tramite il proprio legale, invito a stipulare la convenzione di negoziazione. Tale invito deve essere debitamente sottoscritto e indicare l’oggetto della controversia e l’avvertimento che in caso di mancata risposta entro trenta giorni o di rifiuto ciò costituirà motivo di valutazione da parte del giudice ai fini dell’addebito delle spese di giudizio, della condanna al risarcimento per lite temeraria ex art. 96 c.p.c. e di esecuzione provvisoria ex art. 642 c.p.c.

Al riguardo è bene notare che con la comunicazione dell’invito si produce anche l’interruzione della prescrizione (analogamente all’ordinaria domanda giudiziale) e la decadenza; quest’ultima però è impedita per una sola volta e, in caso di rifiuto, mancata accettazione dell’invito o mancato accordo, da questo momento ricomincia a decorrere il termine per la proposizione della domanda giudiziale.

Allorquando l’invito viene accettato si da avvio alla procedura che può concludersi tanto con esito positivo e tanto con esito negativo.

Nel primo caso gli avvocati che assistono le parti certificano sia l’autografia delle firme apposte al verbale di accordo che la conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico.

Allorquando invece non si pervenga ad una soluzione amichevole della controversia, si produrrà una dichiarazione di mancato accordo.

L’accordo costituisce titolo esecutivo e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale e deve essere integralmente trascritto nel precetto ai sensi dell’art. 480, 2° comma, c.p.c.

Negoziazione obbligatoria.

La negoziazione assistita obbligatoria riguarda le azioni concernenti il risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti, le domande di pagamento a qualsiasi titolo di somme, purché non eccedenti 50.000 euro e non riguardanti controversie assoggettate alla disciplina della c.d. “mediazione obbligatoria”.

Nei suddetti casi, l’art. 3 del d.l. n. 132/2014 dispone che “l’esperimento del procedimento di negoziazione assistita è condizione di procedibilità della domanda giudiziale”.

E’ bene notare che l’improcedibilità deve essere eccepita, non oltre la prima udienza, dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice. Qualora, la negoziazione assistita sia già iniziata ma non conclusa, il giudice provvederà a fissare l’udienza successiva dopo la scadenza del termine fissato dalle parti per la durata della procedura di negoziazione e indicato nella convenzione stessa.

Qualora, invece, la negoziazione non sia ancora stata esperita, il giudice, oltre a provvedere alla fissazione dell’udienza successiva assegna contestualmente alle parti un termine di quindici giorni per la comunicazione dell’invito.

Va da sé che se l’invito è seguito da un rifiuto o da una mancata risposta entro trenta giorni dalla ricezione, ovvero quando è decorso il termine per la durata della negoziazione concordato dalle parti, la condizione di procedibilità può considerarsi avverata.



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