martedì, 23 gennaio 2018

Maternità surrogata. La Corte Costituzionale: “L’interesse alla verità va comparato con quello del minore”

I supremi giudici hanno dichiarato non fondata la questione di legittimità riguardo l'art. 263 c.c.

20 dicembre 2017 | La Sentinella | Reply More

In caso di impugnazione del riconoscimento del figlio naturale concepito mediante surrogazione di maternità, l’interesse alla verità deve essere valutato comparativamente con quello del minore.

A sancirlo è la Corte Costituzionale mediante la sentenza n 272/17 per mezzo della quale i supremi Giudici l’ineluttabilità della valutazione comparativa, nel caso dell’azione prevista dall’art. 263 c.c.

Ci sono casi in cui tale valutazione è fatta direttamente dalla legge (così è, ad esempio, per il disconoscimento del figlio concepito da fecondazione eterologa); ce ne sono altri “in cui il legislatore impone, all’opposto, l’imprescindibile presa d’atto della verità, con divieti come quello della maternità surrogata. Ma l’interesse del minore non è per questo cancellato”.

Diverse le variabili da considerare:

“Oltre alla durata del rapporto con il minore e, quindi, alla condizione identitaria già acquisita, oggi assumono particolare rilevanza le modalità del concepimento e della gestazione” e la possibilità per il genitore sociale di stabilire, mediante l’adozione in casi particolari, un legame giuridico che garantisca al minore un’adeguata tutela.

Nella valutazione comparativa rimessa al giudice rientra anche la considerazione dell’elevato grado di disvalore che il nostro ordinamento riconnette alla surrogazione di maternità, che “offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane”.

In definitiva dunque, la Corte Costituzionale ha dichiarato “non fondata” la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte d’appello di Milano sull’articolo 263 c.c.



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