lunedì, 20 novembre 2017

Licenziamenti nel pubblico impiego: al via la riforma Madia

La legge è attesa oggi all’approvazione definitiva in Consiglio dei ministri insieme al decreto che rivede per l’ennesima volta il sistema dei “premi di produttività” degli statali

19 maggio 2017 | La Sentinella | Reply More

Codice disciplinare e regole dei concorsi. Saranno questi gli strumenti attuativi della riforma del pubblico impiego.

La legge è attesa oggi all’approvazione definitiva in Consiglio dei ministri insieme al decreto che rivede per l’ennesima volta il sistema dei “premi di produttività” degli statali.

Nel merito la cosiddetta riforma Madia prevede un ampliamento dei casi di licenziamento che passeranno da sei a dieci.

Accanto alle classiche false timbrature, assenze ingiustificate, false dichiarazioni per ottenere posti o promozioni e così via, le nuove regole impongono l’addio a chi viola in modo “grave e reiterato” i codici di comportamento, mostra uno “scarso rendimento” a causa di reiterate violazioni degli obblighi per le quali è già stato sanzionato, oppure va incontro a “costanti valutazioni negative”.

Proprio qui arriva una delle novità dell’ultimo testo, perché la sua versione definitiva spiegherà che per determinare il licenziamento la valutazione negativa dovrà ripetersi per tutti e tre gli anni coperti da ogni contrattazione.

Nella pratica, si distinguerà fra le “bocciature” ai fini economici, basate su parametri affidati alla contrattazione, e quelle ai fini disciplinari, che saranno determinate dai sistemi di valutazione.

Più semplice anche il licenziamento per i dirigenti che con dolo o colpa grave evitano di attivare e concludere i procedimenti disciplinari.

Alle procedure che si avvieranno dopo l’entrata in vigore della riforma si applicherà l’articolo 18 ritoccato dal decreto, che limita a 24 mensilità l’indennizzo se il giudice decide il reintegro.

Novità anche per i concorsi.

Sarà obbligatorio infatti prevedere la conoscenza dell’inglese (e di eventuali lingue aggiuntive), la valutazione del titolo di dottore di ricerca (che può diventare obbligatorio per profili specifici) e il tetto, al 20% dei posti messi a bando, per la possibilità di indicare «idonei» da chiamare quando il vincitore rinuncia.



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