martedì, 23 gennaio 2018

L’Europa dopo 60 anni: un amalgama malriuscito di sogni e speranze

25 marzo 2017 | La Sentinella | Reply More

Oggi l’Europa festeggia i suoi primi 60 anni, tanto è il tempo trascorso dal 25 marzo 1957 quando a Roma l’Italia, la Francia, la Germania Ovest, il Belgio, i Paesi Bassi e il Lussemburgo firmarono il trattato della Comunità Economica Europea e quello della Comunità Economica Europea dell’Energia Atomica, meglio conosciuti come il Trattato di Roma.

Nelle intenzioni dei sei Paesi fondatori quella firma doveva rappresentare un mezzo per garantire pace e prosperità ad un continente, quello europeo, reduce da due conflitti mondiali che avevano falcidiato ogni ricchezza e speranza gettando intere popolazioni in un sonno della ragione che sembrava non avere più fine.

Ma cosa rimane oggi di quel sogno di riscatto e di quella voglia di cambiamento che oltre sessant’anni fa spinse i padri fondatori a porre la prima pietra miliare di un percorso che avrebbe dovuto condurre alla realizzazione di un unico Stato comune?

Al di là della retorica e delle stolte piaggerie di rito, nulla o quasi.

Quel sogno dopo sei decenni si è infranto per sempre sul muro del realismo, il solo, in grado di comprendere l’impossibilità di avviare un percorso che avrebbe addirittura dovuto portare alla redazione di una Costituzione.

Nel mezzo c’è stata l’introduzione di una moneta unica, la redazione di una miriade di leggi e regolamenti ed una babele di interpretazioni giurisprudenziali dettate dalle enormi differenze storiche dei vari Paesi membri.

In altri termini, un amalgama malriuscito di aspettative, sogni, esigenze ed interessi troppo diversi gli uni da gli altri per poter convivere assieme.

L’Europa appare divisa perfino sul terrorismo e l’immigrazione, le due principali emergenze del nostro tempo.

C’è chi afferma che ormai è troppo tardi per tornare indietro ed un azzardo il  proseguire sulla strada di un sogno divenuto ormai un incubo.

Fermarsi e riflettere su cosa è stato e su cosa possa ancora essere l’Europa è forse l’unica soluzione possibile. Sognare sulle spalle delle generazioni future è un lusso ormai che l’attuale temperie non può più permettersi.

Raffaele de Chiara



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