lunedì, 26 giugno 2017

Legali i vaccini obbligatori per accedere ai servizi educativi del Comune

Il principio è stato emanato dalla Terza Sezione del Consiglio di Stato mediante l’ordinanza n 1662 del 21 aprile scorso

26 aprile 2017 | La Sentinella | Reply More

La prescrizione di vaccinazioni obbligatori per l’accesso ai servizi educativi comunali, oltre ad essere coerente con il sistema normativo generale in materia sanitaria e con le esigenze di profilassi imposte dai cambiamenti in atto non si pone in conflitto con i principi di precauzione e proporzionalità.

La sempre minore copertura vaccinale in Europa contestualmente all’aumento dell’esposizione al contatto con soggetti provenienti da Paesi in cui anche malattie debellate in Europa sono ancora presenti non intacca si pone in contrasto con quanto sancito dal nostro dettato costituzionale.

A stabilirlo è stata la Terza Sezione del Consiglio di Stato mediante l’ordinanza n 1662 del 21 aprile scorso.

Il supremo consesso è intervenuto per decidere sulla richiesta di sospensione cautelare della sentenza del Tar Friuli Venezia Giulia 16 gennaio 2017, n. 20 per mezzo della quale si ribadiva l’obbligatorietà della vaccinazione dei bambini da 0 a 6 anni quale condizione indispensabile per accedere a tutti i servizi comunali,  contenuta nella delibera del Consiglio Comunale di Trieste n 72 del 28 novembre 2016.

I ricorrenti, in particolare, avevano eccepito la dannosità della medesima vaccinazione avuto riguardo alla salute dei più piccoli.

Di diverso avviso, il supremo consesso.

Esso infatti ha argomentato che il principio di precauzione, opera solo “Nei casi in cui l’osservazione scientifica ha rilevato (o ipotizzato sulla base di analogie con altre leggi scientifiche) una successione costante di accadimenti e ne ha formulato una descrizione provvisoria, ma non si dispone di prove per confermare l’ipotesi o per escluderla”.

Secondo i giudici, quindi, il fatto, che non esistano prove contrarie riguardo, una tesi, non vuol dire che quella tesi sia vera.

Ancora, sottolineano i giudici, una volta riconosciuto che in un dato ambito si diano solo due alternative (tertium non datur), consente di ritenere vera la prima ove si dimostri la falsità della seconda.

“Ebbene, poiché tra due o più accadimenti o vi è una relazione di regolarità causale o non vi è, in difetto di evidenze sulla quale delle due sia esatta o, almeno, preferibile, entrambe le ipotesi debbono essere considerate contemporaneamente come vere”.  

In altre parole, nel periodo di incertezza scientifica, non essendovi prove a conferma o confutazione, la successione causale deve essere considerata logicamente come non esclusa, ossia possibile.

A questo punto, ne deriva che l’unica regola inferenziale accettabile è quella per cui se non avviene il primo evento non può avvenire il secondo come sua conseguenza. Tale regola, ove applicata al comportamento umano in riferimento ad un possibile esito dannoso, impone la precauzione.

Ma tale ragionamento non funziona quando può essere a parità di condizioni ribaltato: nel caso in esame infatti esso condurrebbe allo stesso modo a ritenere che la vaccinazione sia suggerita dalla probabilità di contrarre malattie.

La Sezione, nel respingere l’istanza cautelare, ha affermato che la tutela della salute pubblica, e in particolare della comunità in età prescolare, assume un valore dirimente, che prevale sulle prerogative sottese alla responsabilità genitoriale.



DIRITTO AMMINISTRATIVO

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