domenica, 18 novembre 2018

Le bimbe non sono ‘belle’

6 luglio 2015 | La Sentinella | Reply More

ScarpineL’estate è ormai calda in modo doloroso e, nonostante le temperature assassine, ci sono sempre sagge neo mamme che approfittano delle ore più fresche della giornata per far fare una passeggiata ai pargoli.

Nulla di male, anzi, una lodevole tenacia nel voler concedere l’ora d’aria a qualcuno che è in quella fase della vita in cui si è potenzialmente liberi da ogni pensiero ma non si è liberi di decidere quasi nulla: dal riposino all’ora di mangiare, tutto viene pianificato da qualcun altro.

Inconvenienti della gioventù.

Un altro inconveniente sono i discorsi degli adulti con i bambini. Avete mai notato il modo in cui si parla a quelli più piccoli? Più o meno come si parla ai cuccioli. Ci sono alcune signore che si rivolgono ai bambini piccoli come ai gattini. Non si sa se assimilino il bimbo al gattino o elevino la bestiola al rango di cucciolo d’uomo. Ma cosa gli si dice a questi futuri adulti? Senza voler entrare in dolorose e spinose polemiche (esistono lavori da uomo o da donna? Giochi da maschi o da femmina? Etc…) la realtà è che le bimbe si sentono dire nel 90% dei casi “Ma che bel vestitino!”, “Che belle scarpette!”, “Come siamo belle oggi!”. Passiamo sopra all’uso del plurale, in fondo si incontrano molto spesso in passeggino fanciulle di sangue reale alle quali il plurale è dovuto dall’etichetta. Voi direte che qualche commento estetico verrà fatto anche ai maschietti, eppure molto spesso gli si chiederà di qualche gioco che hanno con sé, si loderà la loro crescita o qualche manifestazione di vivacità.

Non si chiede certo di  trasformare i bimbetti di tre anni in dandy attenti alla piega dei loro pantaloncini cominciando a fargli commenti modaioli, ma solo di non dire alle bimbe che sono belle. Sul serio: non dite alle bimbe che sono belle.

Non diteglielo e non perché non lo siano veramente, perché ogni bimba o bimbo ha intorno a sé una magia di stupore e desiderio di mondo che lo rende irresistibile al di là di ogni estetica. Non diteglielo perché avranno una vita intera per preoccuparsi di piacere agli altri, di raggiungere l’ideale di bellezza che gli verrà proposto anno dopo anno, decennio dopo decennio. Una vita intera in cui se pure diventeranno ministre, first lady o premier, ci sarà sempre qualcuno pronto a scrutare il loro look  con una cattiveria che nessuna cravatta di cattivo gusto attira su un un politico o un imprenditore uomo.

Non ditegli che sono belle per preservare quella preziosa fase dell’esistenza in cui ancora non si vive il senso di inadeguatezza della propria immagine. Il disagio di non vedersi all’altezza, meno belli e brillanti di tutti gli altri, è un regalo dell’adolescenza, se scartato troppo presto può risultare una trappola.

A suo tempo ogni bambina diventerà ragazzina e donna, ma finché il loro principale problema resterà star comode per giocare, saltare e correre, vi prego, ditegli che sono intelligenti, simpatiche, intraprendenti, spiritose. Non diciamogli che sono belle (anche se poi, in cuor nostro, penseremo che lo siano veramente). 

Il riccio



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