domenica, 17 dicembre 2017

Lavoro. Il lavoratore ha diritto al cumulo delle ferie se impossibilitato a usufruirne

E’ quanto sancito dalla Corte di Giustizia Europea (causa C-214/16)

30 novembre 2017 | La Sentinella | Reply More

Il diritto alle ferie annuali retribuite dei lavoratori è da considerarsi come un principio particolarmente importante del diritto sociale dell’Unione ed espressamente sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

E’ quanto sancito dalla Corte di Giustizia (causa C-214/16), la quale ha specificato come scopo di tale diritto è consentire al lavoratore di riposarsi e di beneficiare di un periodo di distensione e di ricreazione.

 Ergo, qualsiasi comportamento posto in essere dal datore di lavoro idoneo a ledere o finanche a contrastare tale diritto è da considerarsi assolutamente incompatibile con il principio di cui sopra.

La pronuncia trae spunto dalla vicenda di un lavoratore britannico.

Il sig. Conley King, questo il suo nome, aveva lavorato per la Sash Window Workshop («Swwl») in base a un “contratto di lavoro autonomo con retribuzione basata sulle sole commissioni”, dal 1999 fino alla pensione, nel 2012.

In virtù di tale contratto, egli era stato remunerato unicamente sulla base delle commissioni. Quando usufruiva delle ferie annuali, queste non gli venivano retribuite.

Andato in pensione il sig. King ha chiesto al datore di lavoro il pagamento delle indennità finanziarie per le sue ferie annuali, sia quelle godute e non retribuite, sia quelle non godute – corrispondenti all’intero periodo di occupazione.

Di contro, la Swwl ha respinto la richiesta del lavoratore che ha quindi proposto un ricorso dinanzi all’Employment Tribunal (tribunale del lavoro, Regno Unito) competente che però ha riconosciuto il diritto del lavoratore a ricevere il pagamento delle ferie annuali retribuite.

Adita in appello, la Court of Appeal of England and Wales ha sottoposto alla Corte di giustizia diverse questioni relative all’interpretazione di detta direttiva.

In particolare, il quesito concerneva la circostanza se, in caso di controversia tra lavoratore e datore di lavoro vertente sul diritto del lavoratore alle ferie annuali retribuite, il fatto che il lavoratore debba anzitutto godere delle ferie prima di poter stabilire se abbia diritto a essere retribuito per tali ferie sia compatibile con il diritto dell’Unione.

La Corte si è dunque pronunciata, aggiungendo a quanto già sopra riportato che è pacifico che gli Stati membri debbano assicurare il rispetto del diritto a un ricorso effettivo, garantito dall’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Nella vicenda in esame, tale diritto non sarebbe garantito se, nel caso in cui il datore di lavoro accordi solamente ferie non retribuite al lavoratore, quest’ultimo non potesse far valere davanti al giudice il diritto di usufruire delle ferie retribuite in quanto tali, ma fosse obbligato a usufruirne senza retribuzione e, in seguito, a introdurre un ricorso diretto a ottenerne il pagamento.

Tali principi tuttavia, ha ribadito la Corte, non contrastano con le prassi nazionali che ben possono prevedere a tutela del datore di lavoro l’obbligo di usufruire delle ferie retribuite in un determinato lasso di tempo con il conseguente divieto del riporto delle stesse per periodi superiori ai 15 mesi.

Ipotesi questa, tuttavia, irrilevante ai fini della risoluzione della vicenda de quo, in quanto la mancata fruizione delle ferie lungi dal danneggiare il datore di lavoro l’ha solo avvantaggiato.

Di qui, quindi, in assenza di un divieto nazionale di riporto delle ferie, l’illegittimità di qualsiasi norma atta a comprimere il diritto del lavoratore a vedersi garantite ferie retribuite.



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