domenica, 18 novembre 2018

La paura di scoprirsi razzisti

27 gennaio 2018 | La Sentinella | Reply More

Riscoprirsi intolleranti alla diversità nell’età della piena maturità, dopo aver fermamente creduto negli ideali di sinistra é un risveglio amaro su una realtà che mai si avrebbe voluto vivere.                                                                                               

Succede, in questa Italia lacerata dalla disoccupazione e dalla mancanza di prospettive di assistere in una stazione ferroviaria di provincia alla spavalda renitenza mostrata da alcuni ragazzetti di colore dall’accento straniero verso la richiesta legittima da parte di un addetto alla stazione di mostrare il proprio titolo di viaggio.    

La medesima richiesta che un attimo prima era stata rivolta anche al sottoscritto che prontamente aveva ottemperato.                                                                             

Succede di ritrovarsi a bordo di un treno regionale, uno di quelli popolati da studenti e pendolari, e di dover subire la musica a tutto volume di altri ragazzi di colore, incuranti nelle maniere che usasi a certe latitudini, trovandolo francamente insopportabile.

Tanto da volersi alzare e gridare in pieno viso all’energumeno  di andar via di qui e di tornarsene nel proprio Paese se queste sono le regole di convivenza a cui è abituato.

Azione frenata sul nascere grazie a qualche riflessione.

L’accento o il colore della pelle piuttosto che il proprio passaporto non sono certo idonei a fornire la patente di legittimità a taluni comportamenti.                                                                      

É bastato poco per aver conferma.                                                                               

Aperte le porte del convoglio, nel frattempo arrivato a destinazione, una vaiassa dall’accento tipicamente napoletano ha letteralmente invaso il vagone senza neppure aspettare che i passeggeri scendessero, urlando che quello era l’unico modo per accaparrarsi un posto.                                                                                                       

Ecco che d’incanto le distanze e le differenze sociali e culturali si sono abbattute di un colpo.                                                                                                        

Però ciò che più mi ha spaventato é stato il sol pensiero di aver provato quel senso di fastidio ed intolleranza verso l’uomo prima ancora che verso i suoi comportamenti incivili.                                                                                                                                 

Starò per diventare anch’io razzista mi sono chiesto o piuttosto rappresento solo l’ennesima riprova della deriva a cui questo sciagurato Paese sta andando.           

Dopo essermi illuso con la speranza della meritocrazia. Dopo aver creduto negli stessi ideali di uomini dal coraggio innato e dalla perseveranza inarrivabile.                                                                                               

Dopo aver creduto che una politica diversa dal populismo berlusconiano fosse possibile, dopo essere stato soggiogato dalla malìa della dialettica Vendoliana, oratore superbo nella sua immaginifica e sotto taluni aspetti, dispiace dirlo, perfino ipocrita, visione di un domani inarrivabile.                                                                     

Dopo aver applaudito Pietro Grasso, l’attuale leader di Leu, per aver contrastato e combattuto la mafia, mi ritrovo qui, disilluso e gonfio di rabbia verso chi ha giocato con i sogni di un’intera generazione.                                                                                      

Il grande demagogo é ancora lì, Berlusconi presidente, c’è scritto sul simbolo del suo partito, pur non potendosi egli candidare alle elezioni né tanto meno la legge elettorale prevedere l’elezione diretta del Presidente del Consiglio.                          

Dicasi lo stesso per Pietro Grasso anch’egli indicato come presidente non potendo giammai il cittadino dare alcuna indicazione in tal senso.

La scelta spetta al capo dello stato. Per non citare i vari Luigi Di Mario, Giorgia Meloni, Matteo Salvini, il redivivo Massimo D’Alema e dulcis in fundo, il rottamatore incompiuto Matteo Renzi. 

Politici, o presunti tali, dal portafoglio pieno ma in cerca d’identità.                                                            

Ecco allora che, lungi dall’assolvermi, ho avuto l’ennesima riprova che quel pensiero malsano nato in una tiepida giornata di gennaio nel lezzo di un fetido vagone di un treno regionale, era figlio anche della politica inetta.

Incapace di mediare, oggi più che mai, tra la rabbia degli ultimi della terra e il disincanto di una generazione che ha avuto la fortuna di nascere nell’agiatezza e si ritrova a dover far i conti con un futuro maledettamente incerto.

Raffaele de Chiara 



Opinioni

E’ entrato in vigore lo scorso 14 luglio ma fin dal suo esordio il cosiddetto
Addio all’atto di citazione. E’ questa la riforma del processo civile annunciata per l’autunno dal
In caso di condanna ex art. 2087 c.c. è diritto del datore di lavoro rivalersi
Saranno obbligatori dal 31 marzo i corsi di formazione per l’accesso alla professione forense. E’

Lascia un commento

Devi essere loggato per lasciare un commento.