sabato, 17 novembre 2018

La crisi della Grecia è una sconfitta per tutti

15 luglio 2015 | La Sentinella | Reply More

GreciaQuella a cui stiamo assistendo è una sconfitta della democrazia. E non, come dicono tanti, perché la Grecia è stata umiliata dai diktat stranieri. O almeno non solo. Bisogna partire dalla constatazione che tutti i contendenti sono un po’ dalla parte del torto. La Grecia ha mentito per entrare in Europa, ha truccato i conti, ha traccheggiato, rimandato le riforme, è riuscita a farsi dare sempre più soldi senza migliorare la sua situazione.

L’Europa, e la Germania più di altri Paesi, ha preteso troppo all’inizio, richieste di austerity al di là dell’accettabile che hanno fatto capitombolare Samaras e portato Tsipras e il suo sfacciato, sognante populismo al governo. Da una parte il levantino sotterfugio e l’incapacità di riforma, dall’altra lo spirito protestante del capitalismo tedesco che voleva vedere la punizione del comportamento economicamente immorale delle cicale.

Da una parte il diritto dei creditori a rivedere i propri soldi, dall’altra l’esigenza di un governo di non trascinare il popolo alla fame. L’accordo stipulato a Bruxelles rischia di far cadere in patria la testa di Tsipras, che deve ora affrontare un partito, Syriza, spaccato di fronte alla prospettiva di approvare un piano che ha delle punte di preoccupante ingerenza come il fondo di garanzia in cui mettere, come ostaggi, gli asset del paese. Lo stesso Syriza non può però tirarsi indietro e nascondere le sue responsabilità. Il programma di Bruxelles prevede che il Parlamento in tre giorni approvi riforme e di fatto gli chiede di ratificarle più che di formularle e discuterle. Tre giorni per concludere ciò che per anni è rimasto in sospeso, impastoiato in tatticismi politico-parlamentari dalla vista corta. Il problema è proprio qui, nel tempo sprecato. Se è vero che l’Europa sta forzando la mano e decidendo al posto di un governo nazionale, questa è solo una conseguenza di una democrazia che ha fallito ed ha fallito proprio nel paese che la ha inventata.

 La vocazione di una democrazia infatti non è creare situazioni di stallo in cui tutti discutono e nessuno riforma o decide mai nulla. La democrazia si nutre del confronto anche aspro e della volontà di parti lontane, se non opposte, di arrivare ad un compromesso e partorire infine leggi. Un parlamento sempre in travaglio che non dà alla luce mai nessun bambino è dannoso quanto il verme nella mela: fa imputridire la coscienza politica finché non arriva qualcuno, più spietato e coriaceo del verme, che bolla la democrazia come un inutile ostacolo all’azione e al fluire dell’economia.

La rinascita della Grecia quindi, più che dai conti in ordine o dalla pur doverosa riforma del sistema pensionistico, dovrà nascere da un rinnovato concetto di politica, capace di guardare al futuro, di osare progetti di lungo corso senza restare schiavo del sondaggio del mese e del prossimo appuntamento elettorale.

Il riccio



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