giovedì, 24 maggio 2018

Inaugurato l’anno giudiziario in Corte di Cassazione. Mammone: “Le Baby-gang sono un fenomeno allarmante”

Presenti alla cerimonia le più alte cariche dello Stato tra cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Ministro della Giustizia Andrea Orlando

26 gennaio 2018 | La Sentinella | Reply More

Il Primo presidente della Corte di Cassazione Giovanni Mammone

Baby-gang, nuove mafie legate al traffico di migranti, web, femminicidio ma anche l’assegno di mantenimento all’ex coniuge, sono questi i principali temi affrontati dai magistrati durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario tenuto questa mattina presso l’aula Magna della Corte di Cassazione.

Presenti alla cerimonia le più alte cariche dello Stato tra cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Ministro della Giustizia Andrea Orlando. 

E’ “allarmante” il fenomeno delle “aggressioni violente e immotivate messe in atto da giovanissimi ai danni di coetanei”, ha sottolineato il Primo presidente della Corte di Cassazione Giovanni Mammone nella sua relazione rilevando che “a fronte del moltiplicarsi dei fenomeni di esplosione incontrollata di aggressività la risposta esclusivamente repressiva si rivela inefficace”.

Per il suo “preoccupante sviluppo” la materia necessita di una “considerazione legislativa unificante” per evitare che la “parcellizzazione dei reati” determini “pene di modesta entità”.

Uguale preoccupazione desta poi sempre per il presidente “L’abuso dei mezzi di comunicazione e degli strumenti di partecipazione sociale messi a disposizione dalla Rete che costituisce un fenomeno crescente e preoccupante.

Da un lato è violato il diritto della collettività ad essere informata in maniera corretta, dall’altro sono messi in moto meccanismi di diffusione sociale delle notizie che possono arrecare, anche inconsapevolmente, danni a soggetti terzi”.

Un attenzione di riguardo ha meritato anche il cosiddetto fenomeno del femminicidio “Indice della persistente situazione di vulnerabilità della donna e di una tendenza a risolvere la crisi dei rapporti interpersonali attraverso la violenza”.

Riguardo poi alla questione concernente l’assegno di mantenimento all’ex coniuge in caso di divorzio Mammone ha parlato di un “vivace dibattito” che ha portato a rimettere la questione alle Sezioni Unite.

Diversa altresì la relazione del Pg della Cassazione Riccardo Fuzio che ha sottolineato in particolare il ruolo del pm che deve “svolgere indagini nel modo più ampio possibile” esercitando “responsabilmente i poteri di direzione delle indagini e delle forze di polizia (instaurando con esse un rapporto istituzionale, non personale e privilegiato) e, quindi, di valutare il complesso delle investigazioni compiute e trarne le conclusioni”, archiviando “quando gli elementi acquisiti non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio”.

Una continuità all’insegna delle riforme è altresì quanto auspicato dal vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, che ha ricordato come “troppo spesso abbiamo assistito allo smarrimento determinato dai cambi di legislatura, dando luogo all’effetto ‘della tela di Penelope'”.

Le riforme di questi anni, “alcune delle quali largamente condivise”, nonché gli “investimenti in tecnologia, in personale amministrativo, nell’assunzione di giovani magistrati, così come la notevole mole e il carattere innovativo delle attività e delle produzioni del Csm – ha osservato Legnini nel suo intervento – hanno necessità di produrre effetti nei prossimi anni e richiedono quindi un certo grado di stabilità degli indirizzi di politica giudiziaria. Quello della stabilità e continuità, è un valore determinante per contribuire al superamento della crisi storica della giustizia italiana ed è peraltro conciliabile con la fisiologica diversità di visioni di politica giudiziaria delle maggioranze parlamentari che si alternano alla guida del Paese”.

Ugualmente sulle riforme si è soffermato anche il Ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha affermato come “davanti alle emergenze, non era facile scommettere in un profondo processo di riforma”. Il Guardasigilli ha quindi ricordato i dati già resi noti con la sua relazione al Parlamento nei giorni scorsi: le cause civili pendenti passano da 4.681.098 nel dicembre 2013 a 3.634.146 nel 31 dicembre 2017, ed emerge la riduzione della popolazione detenuta, decresciuta di 8.000 presenze dall’8 gennaio 2013 (data di pubblicazione della nota sentenza “Torreggiani”) al 16 ottobre 2017.



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