lunedì, 24 giugno 2019

In a Mystical Bounce: un sound universale per i Batà Ngoma

22 Giugno 2015 | La Sentinella | Reply More

batà ngoma coverLove is a splendid thing”: queste semplici e dense parole d’amore danno il via all’album dei Batà Ngoma, In a Mystical Bounce.

Il gruppo è stato fondato nel 2011 da Paolo Batà Bianconcini insieme a Marco Garofano (chitarre), Francesco Capriello (tastiere), Enrico Buono (basso), Ciro Iovine (batteria), Simona Boo (voce), Beatrice Valente (voce) e Antonello Petrella (sax).

Il disco, uscito nel luglio dell’anno scorso, contiene nove tracce, compreso il coro di bambini che fa da Intro. Brani dal sound afroreggaebeat, che nascono a Napoli e superano i confini italiani approdando in Africa e attingendo molto dalla Giamaica e da Cuba.

È uno stile di far musica che mette d’accordo tutti i musicisti della band, come dichiara Marco Garofano: «Spaziamo dal reggae al jazz, pop e funk. Lo definirei un meltin pot. Cantiamo in napoletano, italiano, inglese, spagnolo con alcuni dialetti yoruba. Ma rimane comunque la musica il fil rouge che ci regala l’universalità».

A unirsi a volte alla formazione dei Batà Ngoma è Salvatore Rainone, batterista ufficiale degli Slivovitz. Collabora anche con i 99 Posse ed è presente nell’ultima fatica musicale dello storico gruppo napoletano, Curre curre guagliò 2.0. Alla band di Luca Persico, noto come ‘O Zulù, si è da poco aggiunta una voce femminile che sarà presente nel loro prossimo lavoro discografico. Lei è Simona Boo, sinuosa voce dei Batà Ngoma, insieme a Beatrice Valente. Entrambe accompagnano il frontman e creatore del gruppo, Paolo Bianconcini.

Chi conosce Paolo lo vedrà sempre vestito di bianco. Lo stesso Batà spiega il perché: «Indosso solo capi di abbigliamento di questo colore perché ho aderito alla Santeria Afrocubana. Fino al 23 gennaio prossimo sono un Iyawo e il periodo di un anno che sto trascorrendo si chiama Iyaworaje. Ci sono varie cose che mi tutelano e tra queste c’è il vestirmi di bianco. La Santeria Afrocubana – continua – è un percorso, un cammino, una via. Non ha dei dogmi. È un culto molto libero che si cura dell’individualità personale e non esistono preconcetti per tutti. Non ha una chiesa o una comunità. Riguarda la materia e la terra».

Federica Massari



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