sabato, 20 gennaio 2018

Giudice di Pace, scatta la protesta: niente udienze nè sentenze fino all’11 giugno

Nel mirino c'è la riforma che riguarda tutta la magistratura onoraria, che a loro avviso è stata uteriormente penalizzata dallo schema di riforma approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 5 maggio scorso

15 maggio 2017 | La Sentinella | Reply More

Partirà da oggi e durerà fino a domenica 11 giugno lo sciopero indetto dai giudici di pace contro la riforma “umiliante” della magistratura onoraria.

In alcune corti di Appello come a Firenze e Napoli, faranno anche lo sciopero della fame a staffetta.

Pesanti le ripercussioni su avvocati e cittadini.

Lo stop infatti riguarderà non soltanto i processi ma anche il deposito di sentenze e decreti ingiuntivi.

Ancora peggiori le ripercussioni in caso di mancato accoglimento delle richieste: i magistrati infatti minacciano “dimissioni di massa con effetto immediato”.

Nel mirino c’è la riforma che riguarda tutta la magistratura onoraria, che a loro avviso è stata uteriormente penalizzata dallo schema di riforma approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 5 maggio scorso, che affida alle toghe onorarie, secondo i calcoli dei sindacati di categoria, l’80% del contenzioso civile e penale di primo grado, e che prevede la loro utilizzazione anche nell’ufficio del processo di recente istituzione.

Aumento del carico di lavoro cui però corrisponderebbe una “riduzione delle dotazioni organiche” e  “un abbattimento delle indennità” percepite “pari al 75%”.

Secondo i calcoli delle associazioni di categoria infatti i magistrati onorari per guadagnare tra i seicento e settecento euro al mese dovrebbero lavorare tra le dieci e le dodici ore al giorno, il tutto “senza congedi retribuiti di maternità o per motivi di salute, senza assicurazione per infortuni sul lavoro, senza trattamento di fine rapporto”.

Di fatto, quindi, costretti a svolgere anche altre attività lavorative con ovvie ripercussioni sulla qualità delle mansioni assegnate.

Di qui l’appello rivolto al capo dello Stato Sergio Mattarella affinchè intervenga, forte del suo ruolo di “garante della Costituzione e dell’indipendenza della magistratura”, perchè “il Paese non può subire una riforma che ha il solo scopo di cancellare la magistratura onoraria e mettere in ginocchio l’intero sistema giudiziario”.



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