lunedì, 20 novembre 2017

Furto con destrezza: nessuna aggravante se la vittima è distratta

E’ quanto sancito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n 34090/17

19 luglio 2017 | La Sentinella | Reply More

La sottrazione fraudolenta di un oggetto altrui avvenuta in un momento di distrazione del proprietario non configura l’aggravante del furto con destrezza.

E’ quanto sancito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n 34090/17.

La pronuncia nasce dal ricorso presentato da un reo confesso che aveva rubato un pc all’interno di un negozio in un momento di distrazione del negoziante intento a sbrigare altri clienti.

Gli ermellini hanno così risolto un annoso contrasto giurisprudenziale sull’interpretazione autentica di furto con destrezza.

L’azione di “Chi colga a proprio vantaggio l’occasione propizia offerta dall’altrui disattenzione, non artatamente e preventivamente cagionata – argomentano gli ermellini – non presenta i caratteri della destrezza, ossia dell’elemento strutturale della fattispecie di furto circostanziato, tipizzato dall’art. 625, primo comma, n. 4, cod. pen., configurabile soltanto quanto il soggetto attivo si avvalga di una particolare capacità operativa, superiore a quella da impiegare per perpetrare il furto, nel distogliere o allentare la vigilanza sui propri beni, esercitata dal detentore”.

I giudici hanno così dichiarato di aderire all’orientamento giurisprudenziale secondo cui è esclusa la destrezza nella condotta di chi si avvalga di un momento di distrazione o del temporaneo allontanamento dal bene del suo detentore.

In entrambi i casi infatti il calo dell’attenzione non è provocato dall’attività dell’autore del furto in quanto l’azione non presenta alcun tratto di abilità esecutiva o di scaltrezza nell’elusione del controllo dell’avente diritto, ma al più l’audacia e la temerarietà di sfidare il rischio di essere sorpresi.

Argomentazioni in netto contrasto con l’opinione di chi prevedeva l’aggravante de quo in ogni situazione in cui l’agente colga l’occasione favorente la realizzazione dell’impossessamento, inclusa la momentanea sospensione da parte della persona offesa del controllo sul bene, perché poco attenta, oppure per essere impegnata, nello stesso luogo di detenzione della cosa o in luogo immediatamente prossimo, a svolgere le proprie attività di vita o di lavoro.

La ratio seguita dai giudici è quella secondo cui l’adesione a quest’ultimo orientamento svilirebbe di contenuto l’art. art. 625, primo comma, n. 4, cod. pen.

Si darebbe infatti eccessiva importanza alla capacità dell’agente di comprendere il contesto fattuale in cui interviene e le dinamiche delle azioni altrui, nonché di sfruttare, con prontezza di reazione e di decisione, le opportunità favorevoli a superare la normale vigilanza dell’uomo medio ed a realizzare l’impossessamento.  

Tale ragionamento non convince i giudici che altresì sono dell’avviso che “La modalità della condotta destra deve esprimersi in un quid pluris rispetto all’ordinaria materialità del fatto di reato, che si aggiunga a quanto ordinariamente richiesto per porre in essere la condotta furtiva, consistente nella sottrazione della cosa e nel conseguente suo impossessamento, che identificano l’essenza della fattispecie di asportazione unilaterale e qualificano il suo disvalore”.

In altri termini, la modalità esecutiva, per dare luogo all’aggravante, deve potersi distinguere dal fatto tipico che realizza il furto semplice, deve quindi caratterizzarsi per l’evidenza di una particolare abilità esecutiva dell’autore.

L’esatta individuazione dell’aggravante rileva poi altresì anche ai fini della perseguibilità del reato.

Infatti, mentre nel caso di furto semplice esso è punibile solo a querela di parte, nel caso di furto con destrezza è possibile agire anche d’ufficio.



DIRITTO PENALE

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