lunedì, 20 novembre 2017

Energia. Quando l’attestazione della conformità della copia dell’accordo conciliativo è un onere che tradisce la ratio dell’istituto

L’assenza di un reale originale del documento da notificare rende inutilmente gravosa l’attività del notificante

30 luglio 2017 | La Sentinella | Reply More

A partire dal 1 gennaio del 2017, nell’ambito delle controversie tra utenti ed operatori di energia elettrica e Gas è obbligatorio il tentativo di conciliazione dopo la proposizione del reclamo e prima di adire eventualmente l’autorità giudiziaria. 

Tra le modalità per ottemperare a siffatto obbligo vi è anche quello di presentare apposita istanza di conciliazione presso il Servizio Conciliazione Clienti Energia gestito da Acquirente Unico e istituito presso l’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico. 

Al termine della procedura viene redatto un verbale che costituisce titolo esecutivo ai sensi dell’art. 2 comma 24 lettera b della legge 14 novembre 1995 n 481.

Al riguardo giova precisare che tra le modalità di redazione di quest’ultimo documento è prevista quella secondo cui le parti firmano separatamente ed uno per volta il verbale trasmettendo poi copia al conciliatore che procede a trasmetterla all’altra e a controfirmarla poi a sua volta.

In altri termini, raggiunto l’accordo, la copia del verbale viene inviata alla parte attivante che stampa il medesimo, appone la firma in calce e la trasmette per via telematica al conciliatore.

Questi, a sua volta, invia la copia del verbale, così come ricevuta alla controparte che ripete la medesima operazione di cui sopra.

Infine, sempre il conciliatore, controfirma il tutto e trasmette il verbale ai soggetti coinvolti.

Il risultato finale di questa girandola di firme e controfirme è che non esiste un documento con l’apposizione delle firme in originale di tutti i soggetti che hanno preso parte alla procedura.

Nel caso di rispetto del contenuto del verbale di accordo nulla quaestio ma cosa accade se una delle parti viene meno agli obblighi assunti?

Come già precisato in precedenza, costituendo il verbale titolo esecutivo è possibile avviare direttamente la procedura esecutiva.

Il problema però sorge allorquando trattasi di asseverare la conformità del verbale di accordo, costituente titolo esecutivo, all’originale.

Al riguardo secondo taluni troverebbe applicazione quanto statuito nell’ambito del processo civile telematico dal DL 90/2014 e il Dl 132/2014 che hanno allargato i poteri di certificazione dell’avvocato agli atti e provvedimenti scaricati dal fascicolo informatico e agli atti restituiti dall’ufficiale giudiziario all’avvocato (titolo esecutivo, precetto, atto/verbale di pignoramento, nota di trascrizione) che, ai fini dell’iscrizione a ruolo vengono depositati in copia conforme attestata dall’avvocato.

Tuttavia mentre non si pongono problemi circa le attestazioni di conformità effettuate sulle stampe cartacee di predetti documenti, si pongono numerosi dubbi e problematiche laddove la conformità debba essere attestata su copie per immagine di documenti cartacei o copie informatiche.

E’ pacifico infatti che ciò che l’avvocato estrae dal fascicolo informatico non è un originale bensì una copia di un originale che, per una fictio juris equivale ed assume valore di originale pur non essendolo.

La normativa in esame precisa tuttavia che l’avvocato può estrarre le copie attestandone però non la conformità all’originale, ma bensì di averle estratte dal fascicolo informatico, certificando di conseguenza la conformità di una copia ad una copia.

Trattasi cioè di una dichiarazione che attiene allo svolgimento di un’attività: accedo al fascicolo informatico e rilevo la presenza del documento che prelevo. Questo è il contenuto dell’attestazione.

Siffatta attestazione, quindi, quale valenza può avere in riferimento a documenti già noti e sottoscritti dalla controparte a cui vengono nuovamente notificati ai fini dell’avvio della procedura esecutiva?

Posto l’assenza di un reale originale del documento da notificare, congiuntamente al fatto che la copia che si porta a conoscenza di controparte è già nota a quest’ultima, in virtù della precedente sua sottoscrizione e della trasmissione posta in essere dal conciliatore, l’attestazione di conformità di una copia ad un’altra copia presente nel fascicolo informatico dell’autorità, che solo presuntivamente assurge ad originale, costituisce, quindi, un inutile aggravio di attività per il notificante con scarsissima utilità pratica e di cui riesce davvero difficile cogliere la ratio.

De iure condendo, quindi, è auspicabile da parte del legislatore un intervento atto ad abolire in maniera esplicita la dichiarazione di conformità in riferimento ai verbali di accordo nell’ambito delle procedure di  conciliazione obbligatoria svolgentesi secondo le modalità di cui sopra per il venir meno della ragione stessa dell’attestazione di conformità che è quella di asseverare la perfetta aderenza di una copia, il più delle volte non necessariamente nota a controparte, ad un originale in possesso dell’istante o depositato in un fascicolo telematico.

Raffaele de Chiara 



Energia

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