mercoledì, 20 settembre 2017

Energia. In caso di furto di corrente elettrica è escluso l’esimente dello stato di necessità

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una donna che all'epoca dei fatti viveva in condizioni di estrema indigenza

7 settembre 2017 | La Sentinella | Reply More

“L’energia elettrica non è un bene indispensabile alla vita”. E’ questo il principio sancito dalla Suprema Corte di Cassazione Penale Sez. F. con la Sent. n. 39884/17.

L’altissimo consesso ha respinto il ricorso presentato da una donna che era stata condannata nei precedenti due gradi di giudizio per furto di energia elettrica.

In particolare la ricorrente aveva eccepito l’illegittimità della condanna in quanto il giudicante, sebbene avesse riconosciuto le condizioni precarie e faticose della donna, incinta, sfrattata e disoccupata, l’aveva ugualmente condannata non riconoscendole l’esimente derivante dall’art. 54 cp che esclude la colpevolezza per chi compie reati in stato di necessità.

La Cassazione tuttavia ha respinto il ricorso argomentando che l’energia elettrica giammai è riconducibile ad un bene indispensabile alla vita specie allorquando essa serva a produrre agi e opportunità, concetti che, già di per sé, escludono lo stato di necessità.

La corrente elettrica serviva, come emerge dalla sentenza, a muovere anche gli elettrodomestici della casa considerati dai giudici come beni non strettamente necessari.  



DIRITTO PENALE

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