venerdì, 21 settembre 2018

Display alle Poste: il Garante della privacy dice no all’indicazione del nome del dipendente

La pronuncia dell’Autorità si è avuta a seguito di alcuni esposti presentati dai sindacati di categoria

28 dicembre 2017 | La Sentinella | Reply More

Niente più nome dei dipendenti sui monitor degli sportelli degli uffici postali.

E’ quanto disposto dal Garante della privacy che ha sancito come lesivo del diritto alla riservatezza dei dipendenti.

La pronuncia dell’Autorità si è avuta a seguito di alcuni esposti presentati da sindacati e singoli dipendenti che lamentavano il fatto di non aver dato alcuna autorizzazione al trattamento dei propri dati sensibili in tal senso.

Di contro la società aveva affermato che l’esposizione al pubblico del nome degli operatori, al pari dei cartellini di riconoscimento apposti sulla divisa dei dipendenti, era funzionale a migliorare il rapporto con gli utenti.

Riguardo poi alle concrete modalità di funzionamento del sistema, e al relativo trattamento dei dati personali, Poste aveva invece dichiarato di aver agito nel pieno rispetto del Codice della privacy e della disciplina in materia di lavoro, dato che il sistema adottato “costituisce uno strumento aziendale nell’ambito della libertà di organizzazione del lavoro”.

Aveva aggiunto, inoltre, di non essere tenuta a presentare un’apposita informativa ai dipendenti in quanto i dati raccolti dal sistema non erano utilizzati per finalità connesse allo svolgimento del rapporto di lavoro.

Non è stata del medesimo avviso l’Autorità che ha chiarito che deve sempre essere rilasciata un’informativa completa ai dipendenti sul trattamento dei loro dati personali.

Ha poi evidenziato che le caratteristiche del sistema per la gestione delle attese, e il controllo penetrante che ne conseguiva, non erano proporzionate alle finalità “organizzative e produttive”, “di sicurezza del lavoro” e “di tutela del patrimonio aziendale”, ammesse dalla normativa lavoristica.

La cosiddetta “console di monitoraggio” con cui la società gestiva il sistema, infatti, consentiva a oltre 12mila soggetti incaricati – con visibilità differenziata a livello nazionale e periferico – di accedere in tempo reale e in via continuativa, ai dati relativi a tutte le postazioni e a tutti gli operatori in servizio, in qualunque momento, presso un determinato ufficio.

Tali dati potevano essere raccolti e memorizzati, anche sulla base di non ben specificate “anomalie”, e potevano essere estratti in report individuali.

La conclusione cui è approdata, dunque, è stata quella di dichiarare lo strumento adoperato non idoneo al raggiungimento dello scopo perseguito e lesivo della privacy dei lavoratori.



Attualità

E’ entrato in vigore lo scorso 14 luglio ma fin dal suo esordio il cosiddetto
Addio all’atto di citazione. E’ questa la riforma del processo civile annunciata per l’autunno dal
In caso di condanna ex art. 2087 c.c. è diritto del datore di lavoro rivalersi
Saranno obbligatori dal 31 marzo i corsi di formazione per l’accesso alla professione forense. E’

Lascia un commento

Devi essere loggato per lasciare un commento.