giovedì, 13 dicembre 2018

Diritto d’autore. La Corte di Giustizia Europea dice no ai programmi televisivi su Cloud senza autorizzazione

Per la Corte in ambiente cloud non vale il principio della "copia privata"

5 Dic 2017 | La Sentinella | Reply More

La sede della Corte di Giustizia europea

La registrazione su Cloud di programmi televisivi finalizzata alla loro ritrasmissione con mezzi differenti necessita dell’autorizzazione da parte del titolare dei diritti d’autore.

E’ questo il principio sancito dalla Corte di Giustizia europea con la sentenza (Causa C-265/16) nell’ambito di una controversia che opponeva una società britannica, la VCAST, a Reti Televisive Italiane (RTI) i cui programmi venivano ritrasmessi dopo memorizzazione su nuvola informatica.

La VCAST ha chiesto al Tribunale di Torino di accertare la liceità delle proprie attività invocando l’eccezione di copia privata, secondo cui l’autorizzazione del titolare del diritto d’autore o dei diritti connessi non è necessaria per le riproduzioni, su qualsiasi supporto, effettuate da una persona fisica per uso privato e per fini né direttamente, né indirettamente commerciali, a condizione che i titolari dei diritti ricevano un equo compenso.

Il Tribunale ha provvisoriamente vietato le attività della VCAST in seguito a ricorso cautelare presentato da RTI e si è rivolto alla Corte.

Quest’ultima si è pronunciata affermando che il servizio fornito dalla VCAST possiede una doppia funzionalità, consistente nel garantire al contempo la riproduzione e la messa a disposizione delle opere tutelate.

Di guisa che qualunque comunicazione al pubblico – quale quella che si configura nell’attività svolta dalla società VCAST – compresa la messa a disposizione di un’opera o di materiale tutelato, “dev’essere soggetta all’autorizzazione del titolare dei diritti, con la precisazione che il diritto di comunicazione di opere al pubblico ha un significato ampio, che comprende qualsiasi trasmissione o ritrasmissione di un’opera al pubblico, su filo o senza filo, inclusa la radiodiffusione”.

Le due trasmissioni, quindi, quella televisiva originaria e quella di VCAST, sono fatte in condizioni tecniche diverse e con diverse modalità di trasmissione, ognuna destinata a un proprio pubblico.

In conclusione quindi secondo il ragionamento della Corte “la (ri)trasmissione effettuata dalla VCAST costituisce una comunicazione al pubblico differente da quella originaria e deve, pertanto, ricevere l’autorizzazione dei titolari dei diritti d’autore o dei diritti connessi. Di conseguenza, un tale servizio di registrazione da remoto non può ricadere nell’eccezione di copia privata”.



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