venerdì, 21 settembre 2018

Contratti di affitto. Cedolare secca, un’opzione da considerare per chi vuole risparmiare

8 febbraio 2018 | La Sentinella | Reply More

Un’aliquota fissa al 21% per i contratti 4+4 a canone libero e al 10% per i contratti 3+2 a canone concordato.

Il locatore che nel contratto si avvalga della cosiddetta cedolare secca, usufruisce di una serie di vantaggi che possono coinvolgere anche l’inquilino.

Questo particolare regime fiscale infatti comporta il pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali per la parte derivante dal reddito dell’immobile.

In primis essa comporta l’espressa rinuncia, da parte del locatore, ad ogni aggiornamento del canone, compresi gli aumenti ISTAT, per tutta la durata della locazione e anche se l’aggiornamento era stato espressamente pattuito in contratto.

Ancora, essa oltre a sostituire l’Irpef e le relative addizionali, esonera anche dal pagamento dell’imposta di bollo e dell’imposta di registro, anche sulle risoluzioni e sulle proroghe del contratto di locazione.

L’imposta di registro resta solo in caso di cessione del contratto stesso.

Di conseguenza, considerato che generalmente dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo si fanno carico, al 50% ciascuno, sia il locatore che il conduttore, quest’ultimo con la cedolare secca risparmierà quanto dovuto normalmente a tale titolo.

Al riguardo è bene ricordare che l’imposta di registro è pari al 2% del canone annuo per ogni annualità del contratto e che l’imposta di bollo è pari a 16 euro ogni 4 facciate o ogni 100 righe di contratto.



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