lunedì, 20 novembre 2017

Corte di Cassazione. Il barbecue è potenzialmente pericoloso: deve rispettare le distanze di sicurezza

I giudici hanno sottolineato sottolineato come il manufatto in materia presenti una presunta nocività tale da pregiudicare il diritto alla salute dei vicini

26 giugno 2017 | La Sentinella | Reply More

L’installazione di un barbecue fisso equivale a quella di un forno o di un camino; in quanto tale deve applicarsi il dettato dell’art. 890 c.c. secondo cui, per la costruzioni di forni o camini nei pressi del confini, si devono osservare le distanze stabilite dai regolamenti (quelli comunali o di pubblica sicurezza) o, in mancanza adottare le “distanze sufficienti ad evitare pericoli alla solidità, salubrità e sicurezza”, che ovviamente variano a seconda della situazione.

A stabilirlo con sentenza n 15246/2017 è stata la corte di Cassazione che ha sottolineato come il manufatto in materia presenti una presunta nocività tale da pregiudicare il diritto alla salute dei vicini.

La pronuncia trae spunto da un ricorso presentato dal proprietario di un barbecue edificato nel cortile dell’appartamento sottostante a circa un metro dalle finestre di un altro condòmino.

Quest’ultimo aveva chiesto ed ottenuto l’inutilizzabilità del manufatto da parte del ricorrente a causa della nocività del barbecue.

Il proprietario del barbecue ha presentato dunque ricorso per Cassazione per violazione dell’art. 890 Cc, atteso che – come nel caso di specie – non esistono norme regolamentari in tema di distanze per la messa in opere di camini e la presunzione di nocività e pericolosità non è assoluta, ma è superabile ove si dimostri che nel caso concreto non sussiste alcun pericolo o danno per il fondo vicino.

Di contro la Suprema Corte ha respinto il ricorso argomentando che la Corte territoriale ha posto a fondamento della sua decisione le risultanze della consulenza tecnica di ufficio secondo le quali il barbecue in questione avrebbe dovuto essere collocato a non meno di 5-6 metri dalla proprietà del resistente (distanza che la corte territoriale ha affermato essere persino troppo modesta) e che il predetto manufatto invece era stato posto molto vicino alle finestre dell’abitazione privata di …, che risultavano “soprastanti per poche decine di centimetri”, mentre la casa era situata “in posizione soprastante la piccola area esterna ove … ha collocato il suo barbecue” e ha aggiunto che “le fotografie in atti sono più eloquenti di ogni scritto sull’argomento e il rinvio alla loro diretta visione potrebbe bastare quale motivazione della pronuncia giudiziale”.

Ciò posto la Corte d’Appello ha considerato il barbecue alla stessa stregua di un forno per il quale risulta applicabile la normativa sulle distanze imposta dall’art. 890 Cc, per cui chi presso il confine vuole fabbricare forni o camini, per i quali può sorgere pericolo di danni, deve osservare le distanze stabilite dai regolamenti e, in mancanza, quelle necessarie a preservare i fondi vicini da ogni danno alla solidità, salubrità e sicurezza.

Tale articolo, afferma la Corte di Cassazione, deve essere interpretato nel senso di considerare le cose espressamente elencate come gravate da una presunzione assoluta di nocività o pericolosità.

Di guisa che, è il ragionamento seguito dagli ermellini, il rispetto della distanza prevista dall’art. 890 c.c., nella cui regolamentazione rientrano anche i forni (tale essendo qualificato dalla Corte di appello il manufatto), è collegato ad una presunzione assoluta di nocività e pericolosità che prescinde da ogni accertamento concreto nel caso in cui vi sia un regolamento edilizio comunale che stabilisca la distanza medesima; mentre, in difetto di una disposizione regolamentare, si ha pur sempre una presunzione di pericolosità, seppure relativa, che può essere superata ove la parte interessata al mantenimento del manufatto dimostri che mediante opportuni accorgimenti può ovviarsi al pericolo o al danno del fondo vicino Cass. 22/10/2009 n. 22389; Cass. 6/3/2002 n. 3199).

A suggello del ragionamento c’è poi il logico corollario secondo cui la presunzione di pericolosità a differenza di quella di danno, prescinde dall’accertamento o meno di un evento dannoso, dovendosi invece valutare oggettivamente la pericolosità del forno ancorché spento.



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