venerdì, 22 novembre 2019

Arbitro Controversie Finanziarie: in un anno riconosciuti ai risparmiatori risarcimenti per 5,2 mln di euro

Le richieste di risarcimento hanno sfiorano i 100 milioni di euro, con una media di 55.000 euro circa a ricorso

15 Gennaio 2018 | La Sentinella | Reply More

Quasi 1900 ricorsi in un anno con oltre il 63% delle pronunce a favore dei risparmiatori a cui sono stati riconosciuti risarcimenti per 5,2 mln di euro.

Sono questi i dati dell’Arbitro per le Controversie Finanziarie istituito dalla Consob a partire dal 09 gennaio 2017 e che si occupa dei contenziosi fra risparmiatori e intermediari finanziari.

In pratica – così come spiega il Presidente dell’organismo Gianpaolo Eduardo Barbuzzi – un investitore retail che ritiene di avere subito un danno a causa di un comportamento scorretto di una banca o altro intermediario nella gestione dei propri investimenti, da un anno a questa parte dispone di un nuovo strumento di tutela”.

Le richieste di risarcimento hanno sfiorano i 100 milioni di euro, con una media di 55.000 euro circa a ricorso.

Il bilancio del primo anno di attività dice che sono 305 le decisioni assunte al 31 dicembre scorso, di cui 187 di accoglimento e 118 di rigetto dei ricorsi.

“In oltre il 63% dei casi – si legge in una nota –  la decisione è stata favorevole in tutto o in parte ai ricorrenti, ai quali sono stati riconosciuti risarcimenti per un ammontare complessivo per circa 5,2 milioni di euro, con una media di 28.000 euro a ricorso. Gli intermediari interessati dai ricorsi sono 119, di cui 91 banche.  Le decisioni dell’Arbitro hanno trovato quasi sempre esecuzione a beneficio dei risparmiatori”.

In altri 103 ricorsi è stata dichiarata l’estinzione del procedimento su richiesta del ricorrente, prima della chiusura dell’istruttoria, quasi sempre per aver raggiunto un accordo con l’intermediario.

Ulteriori 358 ricorsi sono stati dichiarati irricevibili o inammissibili, oltre la metà (191) dopo la revoca a luglio 2017 dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria da parte delle due banche venete, che non ha consentito all’Arbitro Consob di continuare a ricevere e valutare ricorsi dei relativi azionisti.

Un bilancio, quello del primo anno di vita dell’organismo che permette di traccaire anche un primo profilo del ricorrente tipo.

“L’identikit dell’investitore retail che si è rivolto finora all’ACF è quello di chi: tende ad assumere un ruolo passivo, soprattutto nelle fasi di avvio e poi di formalizzazione del rapporto con l’intermediario; si autodefinisce e spesso è effettivamente privo di sufficienti conoscenze finanziarie; oscilla tra atteggiamenti di autoassoluzione e di overconfidence, sopravvaluta cioè le proprie conoscenze finanziarie. Per parte loro, gli intermediari paiono privilegiare l’adempimento formale, direi rituale degli obblighi. Questo, se può forse soddisfare le esigenze di compliance e di tendenziale contenimento del rischio legale, non esaurisce di certo i loro doveri, primo tra tutti quello di servire al meglio l’interesse del cliente. E quest’ultimo è aspetto su cui l’attenzione del Collegio è massima nella valutazione dei ricorsi. L’effetto – conclude Barbuzzi – è che l’investitore retail spesso abdica o ignora i propri diritti, anzitutto informativi, affidandosi all’intermediario sulla base di un rapporto fiduciario che, se queste sono le basi, può solo rivelarsi in seguito fortemente viziato e, dunque, critico per entrambi. Di qui i casi di fiducia tradita, vera o presunta”.

 



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