venerdì, 25 maggio 2018

Affido condiviso. La Cassazione dice no a prescrizioni troppo generiche

La pronuncia si è avuta a seguito del ricorso promosso da una madre che in sede di separazione aveva visto riconosciuto il diritto all’ex coniuge di vedere la figlia minorenne, convivente con la madre, “quando vuole”

24 gennaio 2018 | La Sentinella | Reply More

Il padre ha diritto a ricevere indicazioni precise riguardo al tempo da poter trascorrere con i figli anche nell’ambito di un affido condiviso.

E’ quanto sancito dalla Corte di Cassazione mediante la sentenza n 1748/18.

La pronuncia si è avuta a seguito del ricorso promosso da una madre che in sede di separazione aveva visto riconosciuto il diritto all’ex coniuge di vedere la figlia minorenne, convivente con la madre, “quando vuole”.

Un’indicazione, quest’ultima, talmente generica da aver indotto l’uomo – animato da un rapporto di profondo contrasto con la ex – a presentarsi davanti al portone di casa ogniqualvolta lo ritenesse opportuno, fino a quando la donna non gli ha impedito di prelevare la figlia durante le festività natalizie e pasquali.
Condannata dal Tribunale e dalla Corte di appello di Roma per mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, la madre ha presentato ricorso in Cassazione.

Che le ha dato ragione.

“Eludere – scrivono i giudici – significa frustrare e rendere vane le legittime pretese altrui e ciò anche attraverso una mera omissione: il genitore affidatario è tenuto a favorire il rapporto del figlio con l’altro genitore, a meno che sussistano indicazioni contrarie di particolare gravità”.

Nel caso affrontato, la motivazione del giudice della separazione è assertiva, silente, apparente, perchè non chiarisce quale fosse il limite di esigibilità del comportamento della madre.

Per adempiere a tale, generico provvedimento, ella avrebbe dovuto essere perennemente a disposizione dell’ex coniuge e non avrebbe mai potuto allontanarsi dalla propria abitazione, perchè ciò avrebbe comportato l’ineliminabile rischio di sottrarsi alla richiesta incondizionata e non previamente concordata dell’uomo.

Pretese inammissibili per tutti, a maggior ragione per una donna che lavora”.

La conclusione cui sono approdati i giudici, dunque, è stato quello del pieno accoglimento della domanda con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello.



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