mercoledì, 20 settembre 2017

Nessun obbligo di risposta ai privati da parte della P.A. se trattasi di rigetto della domanda

E’ questo il principio sancito dalla Quarta sezione del Consiglio di Stato con sentenza del 30 giugno 2017 n. 3234

2 agosto 2017 | La Sentinella | Reply More

La Pubblica Amministrazione non è tenuta a fornire un riscontro all’istanza formulata da un soggetto privato allorquando l’atto non potrebbe che sostanziarsi nel rigetto della domanda.

E’ questo il principio sancito dalla Quarta sezione del Consiglio di Stato con sentenza del 30 giugno 2017 n. 3234.

La fattispecie da cui trae spunto la pronuncia riguarda il caso di un cittadino privato che, a seguito del silenzio serbato dal Comune in merito all’avvio del procedimento di acquisizione sanante ex art. 42 bis, d.p.r. 327/2001, ha proposto ricorso ex art. 117 c.p.a.

L’Ente citato in giudizio innanzi al Tar Calabria si era difeso evidenziando che:

sia in primo che in secondo grado, con sentenza passata in giudicato, il Giudice Ordinario avrebbe accertato l’irreversibile trasformazione del fondo e l’acquisto della proprietà in applicazione del principio giurisprudenziale, allora vigente, dell’occupazione invertita;

in ogni caso il privato, chiedendo il risarcimento, avrebbe rinunciato al diritto di proprietà.

Il Giudice amministrativo con sentenza n. 54 del 12 gennaio 2017 accoglieva il ricorso, disponendo l’avvio del procedimento nel termine di 30 giorni.

Nel fare appello il Comune rilevava di aver già risarcito il ricorrente per il valore del bene perduto di guisa che l’avvio del procedimento acquisitivo avrebbe comportato solo un inutile aggravio di spese.

Il Consiglio di Stato ha dato ragione all’Ente evidenziando che “l’obbligo giuridico di provvedere […] sussiste in tutte quelle fattispecie particolari nelle quali ragioni di giustizia e di equità impongano l’adozione di un provvedimento e quindi, tutte quelle volte in cui, in relazione al dovere di correttezza e di buona amministrazione della parte pubblica, sorga per il privato una legittima aspettativa a conoscere il contenuto e le ragioni delle determinazioni (qualunque esse siano) dell’Amministrazione (cfr. Cons. Stato, sez. V, 22 gennaio 2015, n. 273; sez. V, 3 giugno 2010, n. 3487)”.

Nessun dubbio neppure sulla compatibilità di siffatta pronuncia rispetto a quanto statuito dall’art. 117 c.p.a., che prevede che il giudice amministrativo di regola non può andare oltre la declaratoria di illegittimità dell’inerzia e l’ordine di provvedere; rimanendo precluso il potere di accertare direttamente la fondatezza della pretesa fatta valere dal richiedente, sostituendosi così all’Amministrazione stessa.

Al riguardo i giudici hanno riconosciuto che è possibile derogare a siffatto principio nelle ipotesi di manifesta fondatezza, allorché siano richiesti provvedimenti amministrativi dovuti o vincolati in cui non c’è da compiere alcuna scelta discrezionale che potrebbe sfociare in diverse soluzioni e fermo restando il limite della impossibilità di sostituirsi all’Amministrazione.

Nonchè nell’ipotesi in cui l’istanza sia manifestamente infondata, sicché risulti del tutto diseconomico obbligare l’Amministrazione a provvedere laddove l’atto espresso non potrebbe che essere di rigetto (cfr. Cons. Stato, sez. V, 22 gennaio 2015, n. 273; sez. IV, 12 marzo 2010, n. 1468)”.

I Giudici di Palazzo Spada hanno quindi chiarito che nella fattispecie specifica si è configurata la seconda ipotesi sopra delineata dovendosi pertanto constatare l’assenza di un obbligo in capo al Comune di riscontrare l’istanza del privato.



DIRITTO AMMINISTRATIVO

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