lunedì, 20 novembre 2017

Precari nella P.A.: al via la riforma tra dubbi e incertezze

Il “piano straordinario di stabilizzazione”, secondo quanto riportato da fonti governative, interesserà, nel triennio 2018-2020, circa 50 mila precari

24 luglio 2017 | La Sentinella | Reply More

Ridurre il precariato nelle pubbliche amministrazioni.

E’ questo l’obiettivo del decreto di riforma del lavoro pubblico, dlgs 25 maggio 2017, n. 75 (GU 130 del 7/6/2017), che nel quadro della più ampia delega in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche (L n. 124/2015), è entrato in vigore lo scorso 22 giugno.

Il “piano straordinario di stabilizzazione”, secondo quanto riportato da fonti governative, interesserà, nel triennio 2018-2020, circa 50 mila precari contribuendo a ridurre, nel breve periodo, i rischi di una nuova condanna in sede europea a fronte di un eccessivo ricorso a forme di lavoro flessibile.

Tre i punti cardine attorno i quali ruota il processo di assunzione così come sancito l’art. 20, co. 1, del decreto legislativo, rubricato “Superamento del precariato nelle pubbliche amministrazioni” saranno assunti, infatti, chi:

a) risulti in servizio successivamente alla data di entrata in vigore della legge delega n. 124 del 2015 – ovvero al 28.08.2015 – con contratti a tempo determinato presso l’amministrazione che procede all’assunzione

b) sia stato reclutato a tempo determinato, in relazione alle medesime attività svolte, con procedure concorsuali anche espletate presso amministrazioni pubbliche diverse da quella che procede all’assunzione;

c) al 31 dicembre 2017 abbia maturato alle dipendenze dell’amministrazione che procede all’assunzione almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni.

Nessun tipo si selezione per l’assunzione eppure le Amministrazioni potrebbero esser costrette ad adottarle qualora le risorse finanziare non siano capienti per l’assunzione di tutti i precari in possesso dei requisiti di legge.

In tale evenienza, dovranno esser individuati criteri suppletivi rispetto alla mera anzianità di servizio, i quali tengano conto dell’esigenza espressa dal legislatore di “valorizzare la professionalità acquisita dal personale con rapporto di lavoro a tempo determinato”.

Non manca però la possibilità per gli Enti pubblici di bandire procedure concorsuali riservate, in misura non superiore al cinquanta per cento dei posti disponibili, al personale non dirigenziale che possegga tutti i seguenti requisiti:

a) risulti titolare, successivamente alla successivamente al 28.08.2015, di un contratto di lavoro flessibile presso l’amministrazione che bandisce il concorso;

b) abbia maturato, alla data del 31 dicembre 2017, almeno tre anni di contratto, anche non continuativi, negli ultimi otto anni, presso l’amministrazione che bandisce il concorso.

Al riguardo è bene precisare che le misure sperimentali introdotte dal decreto legislativo non sanciscono un diritto alla stabilizzazione.

L’effettiva immissione nei ruoli dell’Amministrazione infatti potrà esser disposta, nel triennio 2018-2020, sempre in conformità al piano triennale dei fabbisogni ed entro i vincoli di finanza pubblica.



DIRITTO AMMINISTRATIVO

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