lunedì, 23 ottobre 2017

Diritto di Famiglia. L’assegno divorzile si basa sul criterio dell’indipendenza o autosufficienza economica

La Cassazione abroga il precedente consolidamento che parametrava il mantenimento del coniuge sul tenore di vita goduto nel corso delle nozze

11 maggio 2017 | La Sentinella | Reply More

Superato il precedente consolidato orientamento, che collegava la misura dell’assegno al parametro del tenore di vita matrimoniale, indicando come parametro di spettanza dell’assegno, avente natura assistenziale, l’indipendenza o autosufficienza economica dell’ex coniuge che lo richiede”.

A sancirlo è la Corte di Cassazione con la sentenza 11504/17, relativa a un divorzio “eccellente” tra un ex ministro e un’imprenditrice.

Ai fini della determinazione dell’assegno divorzile al coniuge che lo richiede conta il criterio dell’indipendenza o autosufficienza economica e non il tenore di vita goduto nel corso delle nozze.

I supremi giudici hanno respinto il ricorso con il quale la signora reclamava l’assegno di divorzio già negatole con verdetto emesso dalla Corte di Appello di Milano nel 2014, che aveva ritenuto incompleta la sua documentazione reddituale e valutato che l’ex ministro dopo la fine del matrimonio aveva subito una “contrazione” dei redditi.

Il pricipio emanato dal consesso è quello secondo cui il matrimonio non è più una “sistemazione definitiva”: sposarsi, argomenta la Corte, è un “atto di libertà e autoresponsabilità”.

Superata quindi la concezione “patrimonialistica del matrimonio inteso come sistemazione definitiva” da cui discende l’impossibilità di garantire  “un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell’ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale”.

Argomentare in maniera diversa per i giudici significherebbe infatti dare proseguo ulteriore ad un vincolo già cessato con il divorzio.

“Il rapporto matrimoniale si estingue non solo sul piano personale ma anche economico-patrimoniale, sicché ogni riferimento a tale rapporto finisce illegittimamente con il ripristinarlo, sia pure limitatamente alla dimensione economica del tenore di vita matrimoniale, in una indebita prospettiva di ultrattività del vincolo matrimoniale”.

Dunque, secondo i supremi giudici, va individuato un “parametro diverso” nel “raggiungimento dell’indipendenza economica” di chi ha richiesto l’assegno divorzile: “Se è accertato – si legge nella sentenza depositata – che (il richiedente) è economicamente indipendente o effettivamente in grado di esserlo, non deve essergli riconosciuto tale diritto”.

 I principali indici che la Cassazione individua per valutare l’indipendenza economica di un ex coniuge sono il “possesso” di redditi e di patrimonio mobiliare e immobiliare, le “capacità e possibilità effettive” di lavoro personale e “la stabile disponibilità” di un’abitazione.



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